Bocciati gli emendamenti al decreto bollette: imprese in difficoltà a pochi giorni dalla scadenza dell’obbligo
La mancata proroga dell’obbligo per le imprese di stipulare polizze contro le calamità naturali sta generando tensioni tra aziende e governo. L’emendamento al decreto bollette, che prevedeva un rinvio di sette mesi, è stato dichiarato inammissibile dalla Commissione Attività produttive della Camera, lasciando migliaia di aziende in difficoltà a meno di una settimana dalla scadenza del 31 marzo. La norma, introdotta con l’ultimo Milleproroghe, impone alle attività produttive di assicurarsi contro rischi come alluvioni, frane e terremoti, pena la perdita di agevolazioni fiscali e contributi pubblici in caso di danni. Le associazioni imprenditoriali, tra cui Confindustria, Cna e Confartigianato, criticano il provvedimento, considerandolo una tassa aggiuntiva mascherata e sottolineano l’assenza di misure di prevenzione da parte dello Stato.
“Il costo delle polizze è insostenibile per molte PMI”, afferma il presidente di Unimpresa Giovanna Ferrara. “Senza incentivi fiscali o agevolazioni sui premi, l’obbligo rischia di penalizzare gravemente le aziende, soprattutto quelle in aree a basso rischio”.
Secondo i calcoli del Centro studi di Unimpresa, i costi annuali delle polizze anti-calamità, proporzionali al rischio della zona in cui si trovano le sedi aziendali, posono anche raggiungere i 12.000 euro per le imprese situate in aree ad alto rischio, come zone sismiche o soggette a frequenti alluvioni. In particolare, una Pmi con 500 metri quadrati di sede e 15 dipendenti dovrà affrontare costi variabili in base al livello di rischio: tra 1.500 e 3.000 euro in aree a basso rischio, da 3.000 a 6.000 euro in zone a medio rischio, e tra 6.000 e 12.000 euro per le imprese in zone ad alto rischio. Pmi che, in caso di mancato rispetto dell’obbligo, rischiano di non poter accedere a contributi e agevolazioni pubbliche, anche in caso di eventi calamitosi. Per le grandi imprese con più stabilimenti, la spesa annua potrebbe superare i 30.000 euro. Le polizze devono prevedere franchigie non superiori al 15% del danno e premi proporzionali al rischio.
Intanto, il settore assicurativo conferma di essere pronto, ma propone almeno una sospensione temporanea delle sanzioni. Ora il mondo produttivo attende un possibile ripescaggio della misura attraverso nuovi decreti, mentre il governo si trova sotto pressione per trovare soluzioni rapide ed efficaci prima che l’obbligo entri ufficialmente in vigore, ma il 31 marzo è lunedì prossimo.
Tra gli emendamenti al decreto bollette che sono stati cestinati, spiccano anche il bonus per l’acquisto di elettrodomestici che prevedeva uno sconto diretto in fattura al posto del click day, e quello sulla tassazione dei fringe benefit per le auto aziendali, che avrebbe salvaguardato i veicoli già prenotati nel 2024. Le proposte non hanno infatti passato il vaglio dell’ammissibilità in commissione Attività produttive della Camera.




