Secondo Coface, le nuove tariffe volute da Trump mettono in crisi il commercio internazionale e aumentano i rischi per imprese, supply chain e mercati assicurativi

Il 5 aprile 2025 potrebbe essere ricordato come una data spartiacque per il commercio mondiale. Con l’entrata in vigore dei “dazi reciproci” annunciati dal Presidente Donald Trump — un’imposizione minima del 10% su tutte le importazioni, e fino al 34% per alcuni Paesi — il sistema multilaterale globale subisce una scossa senza precedenti dal dopoguerra. Secondo Coface, player globale nella gestione del rischio di credito commerciale, si tratta del cambiamento più drastico dalla crisi del 1930, con un’aliquota media effettiva dei dazi che balza al 26,2%, rispetto al 2,3% del 2024. Numeri che impattano direttamente sulle imprese esportatrici, sugli equilibri geopolitici e sull’operatività degli assicuratori del credito e della logistica.
I dazi colpiscono in maniera diversa i partner commerciali: Unione Europea (20%), Cina (34%), Giappone (24%), e numerosi Paesi asiatici altamente dipendenti dal mercato americano, come Taiwan, Vietnam e Cambogia. Meno esposti, per ora, Canada e Messico, grazie all’accordo USMCA. La manovra rompe apertamente con le regole della WTO, indebolisce le catene di approvvigionamento e alimenta un clima di incertezza per le imprese, specialmente in un momento in cui la frammentazione geoeconomica è già in atto.
Paradossalmente, anche l’economia statunitense rischia di pagare caro questo approccio aggressivo: consumi stagnanti, inflazione in aumento (fino a +2 punti percentuali) e investimenti in calo potrebbero trasformare una strategia politica in un boomerang economico. Per il settore assicurativo, in particolare per chi opera nell’ambito del rischio credito, cauzioni e trasporti, la situazione attuale richiede un attento riesame delle esposizioni e una gestione più dinamica dei portafogli. Il rischio sistemico legato a insolvenze e interruzioni logistiche è in crescita, così come la richiesta di coperture assicurative specifiche nei confronti di fornitori e clienti esteri.
Le conseguenze a medio termine saranno importanti anche per l’Europa, che potrebbe diventare l’arena di una nuova competizione tra esportatori asiatici in cerca di sbocchi alternativi. Per l’intero ecosistema economico — banche, assicuratori, imprese manifatturiere — si apre una fase di adattamento rapido a una nuova mappa del rischio globale. Le politiche commerciali statunitensi, oltre a rappresentare un rischio geopolitico, sono ora un fattore di primo piano nella valutazione del rischio assicurativo. Per le imprese italiane ed europee, sarà fondamentale saper reagire con tempestività, diversificare mercati e fornitori e rafforzare le tutele contrattuali e assicurative in uno scenario che si preannuncia incerto e volatile.




