Il crack della compagnia assicurativa lussemburghese FWU ha lasciato in sospeso milioni di euro: moduli precompilati in arrivo, ma il caos informatico frena tutto

Il crollo della compagnia assicurativa FWU Life Insurance Lux S.A., messa in liquidazione coatta amministrativa a inizio 2025 dal Tribunale del Lussemburgo, continua a generare incertezza tra i risparmiatori italiani, che attendono notizie concrete sui rimborsi delle loro polizze. Dopo mesi di silenzio, l’11 luglio è arrivata una comunicazione ufficiale del commissario liquidatore Yann Baden, pubblicata sul sito fwulifelux.com, che conferma i pesanti rallentamenti nella procedura.
Il motivo principale? Il blocco dell’accesso ai sistemi informatici della compagnia, controllati dalla capogruppo tedesca FWU AG, dichiarata a sua volta insolvente a Monaco di Baviera già nel luglio 2024. Questa interruzione ha mandato in tilt l’intero archivio dati, rendendo necessario un faticoso recupero manuale delle informazioni sulle polizze, a partire da backup e dati residui. Un’operazione che ha richiesto mesi e ha rallentato la tabella di marcia.
Secondo il liquidatore, entro il 31 luglio 2025 dovrebbe essere inviato a tutti i creditori un modulo precompilato contenente la dichiarazione del credito, ma si prevedono ulteriori ritardi nell’invio dei 250.000 incartamenti e soprattutto nel calcolo preciso degli importi da rimborsare. Chi ha sottoscritto polizze unit linked, in particolare, potrebbe dover aspettare ancora di più, specie se ha avviato azioni legali. Nonostante questo scenario, ci sono due notizie rassicuranti: il team di liquidazione ha ripristinato i contatti con i clienti tramite email, telefono e posta, attivando anche una hotline multilingue che include l’italiano; e, soprattutto, ha già risposto a circa 50.000 richieste ricevute.
Secondo Confconsumatori è positivo che il liquidatore abbia agito con trasparenza, ma sarà fondamentale verificare l’integrità dei dati recuperati. Inoltre, da settembre dovrebbe essere operativo un portale digitale per i clienti, pensato per semplificare l’invio delle comunicazioni e velocizzare le risposte. I clienti avranno tempo fino al 31 gennaio 2028 per inoltrare la loro dichiarazione di credito, ma dovranno fare attenzione a rispondere entro i termini e all’indirizzo corretto: dopo la scadenza, il rimborso non sarà più possibile. Le comunicazioni arriveranno per posta, all’ultimo indirizzo conosciuto. Chi non dovesse ricevere nulla, potrà comunque compilare la propria domanda online.
I rimborsi non saranno pari ai premi versati, ma al valore attualizzato della polizza alla data del 22 luglio 2024, fissata come riferimento dalla sentenza. Nonostante la complessità della procedura, il liquidatore ha fatto intendere che ci siano fondi sufficienti per soddisfare tutti i 250.000 creditori, e che i primi rimborsi potrebbero partire già prima del 2028, a scaglioni. Attenzione, però: ogni domanda sarà verificata da un giudice, e chi vorrà contestare gli importi dovrà presentare un reclamo formale in Tribunale con tutta la documentazione necessaria. In caso di ritardi non attribuibili ai clienti, saranno riconosciuti anche gli interessi maturati.
Il caso FWU, nato dopo la crisi di Eurovita, ha colpito particolarmente l’Italia, dove la compagnia ha venduto circa 120.000 polizze – soprattutto Unit Linked, prodotti assicurativi complessi legati all’andamento di fondi – a clienti non sempre consapevoli del rischio, attraverso reti di broker e consulenti finanziari. Secondo alcune segnalazioni, queste polizze sarebbero state presentate come investimenti sicuri e liquidi, ma si sono rivelate molto diverse nei fatti. Ora, spetterà al Tribunale del Lussemburgo, sotto il controllo della Commission de Surveillance du Secteur Financier (CSSF), garantire una procedura il più possibile equa per tutti. I risparmiatori dovranno armarsi di pazienza, attenzione e documentazione: la strada per il rimborso sarà lunga e complessa, ma non impossibile.
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