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Il capitale privato travolge il mercato assicurativo

Secondo un reportage di Insurance Business, il mondo assicurativo sta vivendo una trasformazione senza precedenti: per secoli basato sulla memoria lunga e sul capitale prudente, ora il settore deve fare i conti con l’ingresso massiccio di private equity e hedge fund, attratti dai rendimenti dei cat bond e dei sidecar, strumenti collegati alle catastrofi naturali. Su Wall Street, l’investimento è semplice ma inquietante: “Ricevi un coupon variabile finché non accade un disastro definito; se accade, parte del capitale viene usato per pagare i sinistri”. Questi strumenti hanno registrato performance straordinarie negli ultimi due anni, con il Swiss Re Global Cat Bond Total Return Index che ha restituito il 19,7% nel 2023 e il 17,29% nel 2024, mentre i rendimenti di mercato a metà 2024 si attestavano intorno al 13%, combinando alti coupon e perdite contenute.

I cat bond funzionano attraverso veicoli ad hoc che raccolgono il capitale degli investitori, lo depositano in trust collaterali e pagano un coupon variabile composto dal rendimento del collaterale più uno spread di rischio. Se si verifica un evento definito contrattualmente, il capitale degli investitori viene ridotto o azzerato per coprire le perdite dello sponsor; se non accade, i coupon continuano e il capitale viene restituito alla scadenza. I sidecar, più riservati e personalizzati, permettono ai riassicuratori di cedere una quota di portafoglio a investitori esterni, che partecipano sia ai premi sia alle perdite, migliorando la sicurezza dei cedenti ma riducendo la liquidità per gli investitori.

L’attrattiva del capitale privato è triplice: rendimenti elevati, diversificazione rispetto ai mercati tradizionali e accesso a volumi significativi di capitale, con l’emissione record di 17,7 miliardi di dollari di cat bond Rule 144A nel 2024. Come spiega Insurance Business, l’investitore riceve “un coupon variabile interessante per assumersi una fetta molto specifica dei peggiori giorni del mondo”.

Non tutto è privo di rischi: un singolo evento può compromettere i risultati annuali e il capitale può rimanere bloccato, rallentando reinvestimenti e aumentando i costi opportunità. La progettazione dei trigger è cruciale: quelli legati all’indennizzo allineano i pagamenti alle perdite effettive dello sponsor ma richiedono tempi più lunghi, mentre parametrici e basati sulle perdite del settore pagano su metriche oggettive, che possono divergere dall’esperienza del cedente.

Molti veterani del settore mostrano preoccupazione. Da Monaco a Zurigo, dirigenti avvertono che il capitale alternativo introduce volatilità in mercati progettati per resistere a eventi rari. Stefan Golling di Munich Re osserva: “Nel mercato tradizionale, un grande uragano non è una sorpresa. Il capitale coinvolto non è informato come una compagnia di sottoscrizione”. Alcuni esperti del settore criticano il fenomeno, sottolineando che gli investitori privati tendono a concentrarsi sui rischi rari e di grande entità, trascurando pericoli più comuni come la grandine, che restano quindi sottovalutati. In Europa, l’impatto di questo fenomeno non si limita ai riassicuratori. Gruppi di private equity come Apollo, KKR e Brookfield hanno acquistato portafogli vita e di rendite, sostenendo che le passività a lungo termine offrono basi stabili per investimenti ad alto rendimento. Mario Greco, CEO di Zurich Insurance, avverte: “L’assicurazione vita è un business a medio-lungo termine, il private equity a breve-medio. I clienti non vogliono sapere che le loro passività cambiano proprietà”. Regolatori europei hanno bloccato diverse operazioni, preoccupati per governance e stabilità finanziaria, sottolineando la necessità di “allineamento”.

Il dibattito riflette due visioni del settore: gli assicuratori tradizionali puntano su disciplina e resilienza decennale, mentre il capitale privato guarda a crescita e rendimenti, considerando i bilanci assicurativi come asset da impiegare. Entrambi convivono per ora: gli investitori privati soddisfano la crescente domanda di copertura e forniscono liquidità, ma come nota Golling, il mercato non ha ancora visto come reagiranno di fronte a un evento catastrofico storico, un “evento da 100 anni”, che potrebbe mettere alla prova la loro resilienza e quella del sistema stesso. Il pericolo, avvertono i veterani, è un effetto frusta: capitale che entra quando i rendimenti sono attraenti e esce ai primi segnali di perdite, destabilizzando i prezzi della riassicurazione e aumentando i costi per famiglie e imprese.

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2025/02/05/il-private-equity-ha-cio-che-serve-agli-assicuratori-in-crisi-la-liquidita/

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