Insurance Europe critica le nuove proposte della Commissione europea: norme troppo restrittive e poco ambiziose potrebbero frenare la crescita e gli investimenti

La riforma di Solvency II, il quadro normativo che disciplina il settore assicurativo europeo, non sta rispettando le promesse fatte dall’Unione Europea. È questo l’allarme lanciato da Insurance Europe, la federazione che rappresenta le associazioni nazionali di 39 Paesi, secondo cui le nuove proposte tecniche della Commissione non rispecchiano l’ambizione politica espressa lo scorso anno e rischiano di indebolire la capacità del settore di contribuire alla crescita economica e agli investimenti sostenibili.
Nel documento di risposta alla consultazione di Bruxelles, la federazione ribadisce il proprio sostegno a un quadro regolatorio solido che tuteli i consumatori e garantisca la stabilità finanziaria, ma sottolinea che la bozza presentata “non è all’altezza delle aspettative”. Secondo Insurance Europe, infatti, il compromesso raggiunto tra Parlamento e Consiglio nel 2024 avrebbe dovuto segnare una svolta, ponendo l’accento sulla necessità di un settore assicurativo capace di sostenere l’economia reale e le priorità europee in materia di competitività e crescita verde.
Tra le criticità principali spicca la mancata correzione della cosiddetta volatilità artificiale: un’impostazione errata del Volatility Adjustment e un nuovo modello poco trasparente per i tassi di interesse di lungo periodo rendono i bilanci delle compagnie troppo esposti alle oscillazioni di breve termine, con effetti potenzialmente destabilizzanti.
A ciò si aggiunge la proposta sulla gestione degli investimenti azionari di lungo periodo, considerata eccessivamente restrittiva e quindi incapace di liberare il capitale necessario a finanziare infrastrutture e progetti strategici, dal digitale alla transizione energetica.
Se da un lato l’industria assicurativa europea accoglie positivamente la riduzione del risk margin, dall’altro avverte che resta un passo indietro rispetto ad altri regimi normativi internazionali, come quelli in vigore nel Regno Unito o negli Stati Uniti. Una disparità che rischia di lasciare gli operatori europei in una posizione di svantaggio competitivo, proprio in un momento in cui la concorrenza globale richiede agilità e capacità di investimento a lungo termine.
A pesare, inoltre, è la promessa mancata di semplificazione: le nuove regole, invece di alleggerire la burocrazia, rischiano di aggiungere complessità e oneri operativi. Un paradosso che, secondo Insurance Europe, mina il principio di proporzionalità e finisce per penalizzare soprattutto le compagnie di dimensioni medio-piccole, già alle prese con margini di manovra limitati.
“Dopo anni di discussioni, è il momento che la revisione di Solvency II mantenga la promessa: protezione per i consumatori e stabilità finanziaria, ma anche crescita e resilienza per l’economia europea, con meno burocrazia per le assicurazioni”, ha dichiarato Angus Scorgie, responsabile della regolamentazione prudenziale di Insurance Europe.
Senza modifiche sostanziali, la riforma rischia dunque di trasformarsi in un’occasione persa. Non solo per il settore assicurativo, che vedrebbe compromessa la sua capacità di investimento, ma per l’intera economia europea, che ha urgente bisogno di capitali privati per finanziare le sfide del futuro. L’UE, conclude Insurance Europe, deve dimostrare coerenza tra le proprie ambizioni politiche e le regole che impone al mercato, se davvero vuole rafforzare la propria posizione nello scenario globale.
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