L’Opas chiude al 62,3% e ridisegna il cuore della finanza italiana: il Leone di Trieste resta il perno strategico

Monte dei Paschi di Siena ha conquistato la maggioranza di Mediobanca e ora si prepara a ridisegnare gli equilibri di tutto il settore. L’offerta pubblica di acquisto e scambio si è chiusa con adesioni pari al 62,3%, un risultato che potrebbe crescere ulteriormente con la finestra di riapertura. Un traguardo che sancisce il successo della strategia portata avanti dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, pronto a guidare Rocca Salimbeni nella costruzione di un “terzo polo” bancario sostenuto anche dal governo, azionista dell’istituto senese dal 2017.
La vittoria di Mps non è solo una questione di quote azionarie, ma il tassello di un disegno più ampio che passa inevitabilmente da Generali, storica cassaforte del risparmio italiano. Attraverso Mediobanca, che controlla circa il 13% del gruppo assicurativo, Siena ottiene oggi un’influenza potenzialmente decisiva sugli equilibri della compagnia. “Non sono certo la priorità, ma quelle azioni possono diventare una leva importante”, sostengono fonti vicine al dossier. Il pacchetto non sarà immediatamente valorizzato, ma in prospettiva rappresenta un asset strategico che potrà orientare i rapporti di forza dentro il Leone.
Intanto, il prossimo 18 settembre il consiglio di amministrazione di Mediobanca, guidato da Alberto Nagel, discuterà le proprie dimissioni, chiudendo un ciclo iniziato nel 2008. La sua linea difensiva, che aveva tentato senza successo di acquisire Banca Generali, non ha convinto gli azionisti. La controffensiva senese, invece, sostenuta dai pacchetti azionari di Delfin (famiglia Del Vecchio) e del costruttore Caltagirone, ha ribaltato lo scenario. Con oltre il 60% in mano e l’obiettivo dichiarato di superare il 66%, Mps punta ora ad avere pieno controllo dell’assemblea straordinaria per procedere all’integrazione.
Sul fronte assicurativo, l’intreccio azionario appare sempre più complesso: Delfin possiede direttamente circa il 10% di Generali, Caltagirone il 6,5%, mentre UniCredit controlla il 6,6% e la famiglia Benetton il 4,8%. In questo mosaico, Siena acquisisce un ruolo nuovo e potenzialmente determinante. Nonostante il ceo Philippe Donnet non abbia mai mostrato particolare interesse per sinergie nel ramo bancassurance, l’ingresso di Mps nell’orbita di Generali apre scenari inediti che potrebbero pesare sul futuro del gruppo.
La conquista di Piazzetta Cuccia segna dunque una svolta epocale: il baricentro della finanza italiana si sposta verso Siena, con Generali come posta in gioco implicita. E se oggi l’attenzione è concentrata sull’integrazione fra le due banche, domani il vero terreno di confronto potrebbe essere proprio il destino del Leone di Trieste.
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