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Clima fuori controllo: il 2025 presenta il conto alle assicurazioni globali

Il 2025 si conferma un anno chiave per il settore assicurativo globale, non tanto per eventi isolati quanto per la traiettoria strutturale che i numeri delineano con chiarezza: il cambiamento climatico sta ridefinendo in modo profondo il profilo dei rischi naturali e il conto, sempre più spesso, ricade direttamente sui bilanci assicurativi. Secondo i dati raccolti da Munich Re, i danni assicurati da catastrofi naturali hanno superato la soglia dei 100 miliardi di dollari, attestandosi intorno ai 108 miliardi, su perdite economiche complessive stimate in 224 miliardi di dollari. Un dato inferiore alla media degli ultimi dieci anni, ma che non può essere letto come un segnale di attenuazione del rischio, soprattutto perché a trainare le perdite sono stati ancora una volta i cosiddetti “non-peak perils”: incendi boschivi, alluvioni e tempeste convettive, eventi meno iconici degli uragani ma sempre più frequenti, diffusi e costosi per il mercato assicurativo.

Emblematico, in questo senso, il caso degli incendi che a gennaio hanno colpito l’area di Los Angeles, alimentati da una combinazione di siccità estrema e forti venti stagionali. Con circa 53 miliardi di dollari di danni complessivi, di cui 40 miliardi coperti da assicurazione, si tratta dell’evento da incendio più oneroso mai registrato in termini assicurativi, con un impatto significativo anche in termini umani, pari a circa 30 vittime. All’estremo opposto della curva di assicurazione del rischio si colloca invece il terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito il Myanmar, in particolare la regione di Mandalay: una tragedia umanitaria con circa 4.500 morti e danni economici stimati in 12 miliardi di dollari, quasi interamente non assicurati, a conferma del persistente protection gap nei mercati emergenti.

Nel complesso, le catastrofi naturali del 2025 hanno causato circa 17.200 vittime, un numero superiore al 2024 ma inferiore alle medie di lungo periodo. Un dato che può apparire rassicurante solo in superficie, perché il quadro di fondo resta critico. Negli Stati Uniti, in particolare, l’assenza — per la prima volta in un decennio — dell’impatto diretto di un uragano sul territorio continentale ha rappresentato un fattore contingente di mitigazione delle perdite. Un “colpo di fortuna” che non cambia però il fatto che il Paese continui a dominare le statistiche dei sinistri, a causa dell’aumento del valore esposto e della crescente severità degli eventi meteorologici estremi.

Come ha sottolineato Thomas Blunck, Member of the Board of Management di Munich Re, “l’anno è iniziato in modo difficile, con perdite molto elevate causate dagli incendi boschivi a Los Angeles… dobbiamo essere realistici: adattarsi a questi rischi è essenziale”. Un messaggio che si allinea alle analisi del capo climatologo Tobias Grimm, secondo cui “Il riscaldamento globale aumenta la probabilità di catastrofi meteorologiche estreme. Dato che il 2025 è stato un altro anno molto caldo, gli ultimi 12 anni sono stati i più caldi mai registrati. I segnali di allarme persistono. Infatti, nelle circostanze attuali, il cambiamento climatico può peggiorare ulteriormente”.

La stagione degli uragani ha offerto un quadro apparentemente contraddittorio: tre uragani di categoria 5 nell’Atlantico — un evento che non si verificava dal 2005 — e, allo stesso tempo, un impatto limitato sugli Stati Uniti continentali grazie a configurazioni atmosferiche anomale. Diversa la situazione nei Caraibi, dove l’uragano Melissa ha devastato la Giamaica con venti prossimi ai 300 km/h, causando circa 100 vittime e quasi 10 miliardi di dollari di danni. Parallelamente, vaste aree del Sud-Est asiatico sono state colpite da piogge monsoniche eccezionali e gravi inondazioni, con effetti rilevanti su economie già vulnerabili.

In Europa, il 2025 è stato relativamente meno severo dal punto di vista assicurativo, con perdite stimate intorno agli 11 miliardi di dollari, ben al di sotto della media decennale. Ciò non ha tuttavia escluso eventi significativi, come l’ondata di freddo in Turchia, le grandinate in Francia, Austria e Germania, e soprattutto la situazione in Spagna, dove caldo estremo e siccità hanno favorito incendi su scala eccezionale, con quasi 400.000 ettari bruciati. Un dato che, più di molti altri, evidenzia come il cambiamento climatico stia avanzando più rapidamente della capacità di adattamento dei sistemi di gestione del rischio.

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/01/08/paolo-ghirri-al-timone-di-munich-re-italia/

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