In agenda il confronto tra Donnet e Orcel mentre il settore affronta nuove sfide industriali e strategiche

A rilanciare l’ipotesi di un maxi polo italiano del risparmio gestito è un articolo del Corriere della Sera, che punta i riflettori sull’incontro previsto nei prossimi giorni tra Philippe Donnet e Andrea Orcel, Ceo rispettivamente di Generali e Unicredit. Un confronto che avviene in una fase particolarmente delicata per il settore.
Il faccia a faccia tra i vertici dei due gruppi si colloca formalmente nell’ambito dei rapporti istituzionali, considerando che Unicredit resta azionista della compagnia triestina, ma arriva mentre numerosi dossier strategici restano aperti, a partire proprio dal comparto dell’asset management, oggi uno dei terreni decisivi per la competitività degli operatori finanziari europei.
Dopo la rottura della joint venture tra Generali e i francesi di Natixis, operazione osteggiata dal governo italiano e da importanti soci privati del Leone di Trieste, il gruppo assicurativo si trova infatti a ripensare un nuovo percorso di crescita per Generali Investments, realtà già posizionata tra i principali player europei del settore ma chiamata ad aumentare ulteriormente le proprie masse per rendere le commissioni più attrattive per gli investitori e rafforzare la propria presenza internazionale. Come racconta il Corriere della Sera, in questo contesto emerge la necessità di individuare un partner in grado di garantire scala distributiva e stabilità nel lungo periodo, un’esigenza che si intreccia con le strategie di Unicredit, impegnata a ridisegnare la propria presenza nella gestione del risparmio.
La banca guidata da Orcel ha infatti deciso di non rinnovare l’accordo con Amundi in scadenza nel 2027 e ha già avviato una progressiva riduzione delle masse affidate al gruppo francese, passate da circa l’80% nel 2021 al 60% alla fine dello scorso anno, accelerando parallelamente lo sviluppo della piattaforma OneMarkets Fund, creata nel 2022 con 40 fondi di investimento e circa 22 miliardi di euro di masse, struttura che fa capo alla società lussemburghese Structured Invest, controllata integralmente da Unicredit. Un eventuale accordo tra Generali e Unicredit, che già collaborano in alcune aree dell’Europa orientale, potrebbe quindi favorire la nascita di un grande polo nazionale del risparmio gestito, un progetto che riemerge ciclicamente nei momenti di ridefinizione degli assetti del sistema finanziario ma che oggi appare sostenuto da condizioni industriali più concrete, con banche solide dal punto di vista patrimoniale, compagnie assicurative alla ricerca di massa critica e una competizione europea sempre più intensa.
Il governo italiano segue con attenzione le evoluzioni del settore, arrivando a frenare l’operazione Generali-Natixis e ribadendo che “il risparmio gestito è una questione di sicurezza nazionale”, principio richiamato anche durante il tentativo, poi bloccato, di scalata di Unicredit a Banco Bpm. Un eventuale rafforzamento dell’asse tra Generali e Unicredit potrebbe incidere sugli equilibri del mercato domestico, in particolare rispetto a Intesa Sanpaolo, principale operatore nazionale con oltre 900 miliardi di masse gestite, mentre sullo sfondo resta la sfida per il controllo dei flussi di risparmio e della distribuzione dei prodotti finanziari, fattori sempre più decisivi per redditività e autonomia strategica degli intermediari europei.
Foto in copertina: Philippe Donnet, Group CEO di Generali
Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/01/29/generali-buyback-da-280-milioni-per-i-piani-di-incentivazione/




