I maggiori club P&I cancellano le polizze per rischio bellico dopo l’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran
Il mercato delle assicurazioni marittime entra in zona rossa. Diversi tra i principali club P&I internazionali hanno annunciato la cancellazione della copertura per rischio guerra nelle acque iraniane e nel Golfo Persico, una decisione che pesa come un macigno sul traffico energetico globale e che potrebbe avere ripercussioni dirette sui costi di petrolio e gas. A muoversi – riferisce Reuters – sono stati nomi di primo piano come Gard, Skuld, NorthStandard, il London P&I Club e l’American Club, che in avvisi pubblicati il primo marzo hanno comunicato che le cancellazioni entreranno in vigore dal 5 marzo.
La copertura per il rischio bellico sarà esclusa nelle acque iraniane, nel Golfo e nelle aree limitrofe, lasciando armatori e operatori esposti in una delle rotte più strategiche del pianeta. In questo scenario teso, Skuld ha precisato di essere al lavoro su un’opzione di riacquisto della copertura per ripristinare le garanzie, un segnale che il mercato prova a mantenere un margine di flessibilità pur in un clima di crescente incertezza.
Anche il gruppo giapponese MS&AD Insurance Group ha fatto sapere di aver sospeso la sottoscrizione di una serie di polizze legate ai rischi di guerra nelle acque intorno a Iran e Israele e nei Paesi confinanti, rafforzando l’idea che il settore assicurativo stia adottando una linea di massima prudenza.
Le tensioni in Medio Oriente sono esplose dopo gli attacchi lanciati nel fine settimana da forze statunitensi e israeliane contro l’Iran; Teheran ha reagito dichiarando la chiusura della navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per una quota rilevante dei flussi mondiali di petrolio e gas.
La conseguenza è stata immediata: diversi armatori di petroliere, major energetiche e società di trading hanno sospeso le spedizioni di greggio, carburanti e GNL attraverso il corridoio marittimo, mentre i dati satellitari mostrano un accumulo di navi nei pressi di porti chiave degli Emirati Arabi Uniti come Fujairah.
Complessivamente, dall’una e dall’altra parte dello Stretto risultano ferme 250 fra petroliere e gasiere. Alcune unità tuttavia continuano a passare: sono quelle iraniane e cinesi. Un ingorgo marittimo che fotografa la paralisi di una rotta vitale e che rischia di riflettersi a catena su premi assicurativi, noli e prezzi finali dell’energia.
A rendere il quadro ancora più drammatico, il danneggiamento di almeno tre petroliere al largo della costa del Golfo e la morte di un marittimo, episodi che hanno alzato ulteriormente l’asticella del rischio percepito dagli assicuratori. In questo contesto, la scelta dei club P&I non sorprende ma segna un punto di svolta: senza copertura per rischio guerra, molte navi semplicemente non possono salpare. E quando le assicurazioni arretrano, il commercio mondiale rallenta. La partita ora si gioca su due fronti, diplomatico e finanziario, mentre il settore assicurativo osserva con attenzione l’evolversi degli eventi, consapevole che ogni giorno di tensione in più nello Stretto di Hormuz può tradursi in milioni di dollari di costi aggiuntivi e in un nuovo equilibrio dei rischi nel trasporto marittimo globale.




