Da Bruxelles un appello di Insurance Europe ai leader europei: semplificare le regole per liberare investimenti e rafforzare il mercato unico

Alla vigilia del Consiglio europeo di marzo, il settore assicurativo e riassicurativo alza la voce e chiede un cambio di passo deciso alla politica comunitaria: meno burocrazia, più efficienza e un quadro normativo finalmente coerente. L’appello arriva da Insurance Europe, che invita i leader UE a varare un pacchetto concreto di semplificazione per i servizi finanziari, includendo un Financial Services Omnibus capace di incidere davvero sulla competitività del continente. Il punto di partenza è chiaro: le assicurazioni non sono solo un ingranaggio tecnico, ma una componente strutturale della vita economica europea, con circa 9.500 miliardi di euro investiti — in larga parte all’interno dell’Unione — e un ruolo chiave nel sostenere famiglie, imprese e transizioni strategiche come quella energetica e digitale.
Eppure, proprio mentre il settore continua a finanziare innovazione, tecnologie pulite e sviluppo industriale, cresce il peso di un sistema normativo percepito come eccessivamente complesso e frammentato. Negli ultimi anni, spiegano gli operatori, si è accumulato un insieme di regole sovrapposte che rischia di rallentare la capacità delle compagnie di allocare capitale in modo efficiente. Da qui la richiesta di un intervento mirato, non generico, ma concentrato su poche priorità ad alto impatto. In questo quadro prende forma la proposta di un Omnibus finanziario, uno strumento legislativo che consenta di razionalizzare norme esistenti e alleggerire gli oneri senza compromettere la stabilità del sistema.
Il messaggio è duplice e procede su due direttrici ben definite: da un lato evitare nuove regolamentazioni considerate non necessarie, come la proposta sul Financial Data Access o l’armonizzazione minima degli schemi di garanzia assicurativa; dall’altro intervenire sulle regole già in vigore per renderle più proporzionate. Tra i nodi principali figurano la direttiva sulla gestione delle crisi assicurative, per la quale viene chiesta una pausa di riflessione, e alcuni aspetti di Solvency II, che potrebbero essere rivisti in modo mirato per ridurre complessità operative senza intaccare i risultati raggiunti. Non meno rilevante è il tema della tassonomia verde europea, giudicata ancora troppo onerosa in termini di reporting, così come le sovrapposizioni legate al regolamento Digital Operational Resilience Act, che secondo il settore rischiano di tradursi in ulteriore burocrazia.
A sintetizzare la posizione dell’industria è Frédéric de Courtois, che sottolinea come “preservare la leadership strategica degli assicuratori e riassicuratori europei significa preservare la leadership dell’Europa”, aggiungendo che “ogni regola inutile ha un costo per famiglie, imprese e investimenti di cui l’Europa ha urgente bisogno”. Parole che arrivano in un momento cruciale, in cui la competitività globale del continente è sempre più legata alla capacità di attrarre capitali e sostenere progetti di lungo periodo.
Il settore assicurativo, in questa prospettiva, rivendica il proprio ruolo di investitore paziente e stabile, capace di accompagnare la crescita economica nel tempo. Ma per farlo, avverte, servono regole più semplici e coordinate, in grado di liberare risorse oggi assorbite da adempimenti complessi. La semplificazione, dunque, non viene letta come un arretramento dei controlli, bensì come una leva per rafforzare il mercato unico e rendere più efficace l’azione regolatoria. Se accolto, il pacchetto proposto potrebbe segnare un passaggio importante nel rapporto tra istituzioni europee e industria finanziaria, offrendo un segnale concreto sulla volontà dell’Unione di coniugare stabilità e crescita.




