Auto a guida autonoma su strada urbana con sensori attivi
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Veicoli autonomi e assicurazione auto: Aviva e Admiral ridimensionano l’allarme

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Le assicurazioni auto per veicoli a guida autonoma sono già al centro del dibattito, ma i grandi player del settore invitano alla cautela. Aviva e Admiral, i due maggiori assicuratori motor britannici, hanno preso pubblicamente le distanze dalle previsioni più allarmistiche sulla prossima rivoluzione dei veicoli self-driving, ribadendo che la copertura tradizionale per auto con conducente umano resterà il cuore del loro business per almeno altri vent’anni.

Una posizione che emerge quando si è appena chiusa la consultazione pubblica del Dipartimento dei Trasporti britannico sul quadro regolatorio per i veicoli automatizzati, avviata nel dicembre 2025 nell’ambito dell’Automated Vehicles Act 2024.

L’assetto normativo è rilevante. Il governo di Londra sta definendo le regole su requisiti assicurativi, licenze degli operatori e standard di sicurezza per i sistemi di guida autonoma. I primi modelli self-driving certificati sono attesi sulle strade britanniche entro la fine di quest’anno, il che rende il dibattito urgente quanto concreto. Eppure, le due compagnie hanno scelto un registro volutamente sobrio, distante dall’enfasi con cui certi analisti finanziari e protagonisti della Silicon Valley raccontano la mobilità del futuro.

Milena Mondini de Focatiis, amministratrice delegata di Admiral, ha dichiarato al Financial Times che il gruppo stima che le auto a guida autonoma rappresenteranno circa il 4% del mercato automobilistico britannico entro il 2035. «Ci aspettiamo che il mercato assicurativo auto continui a crescere per i prossimi venti anni circa, almeno», ha affermato. Una proiezione che gli analisti di Jefferies hanno definito «più bassa di quanto alcuni ipotizzavano», sottolineando come si tratti di una delle prime stime esplicite da parte di un grande assicuratore. Il confronto con gli scenari più aggressivi elaborati da alcune banche d’investimento — che già incorporano nelle loro valutazioni dei carrier motor ipotesi di disruption da parte dei robotaxi — è stridente.

Un atteggiamento simile lo ha mostrato Amanda Blanc, chief executive di Aviva. Pur riconoscendo che la tecnologia avanza, Blaanc ha indicato come punto di svolta realistico per l’adozione su larga scala di veicoli completamente autonomi una data non anteriore al 2040. «Il cambiamento arriverà», ha detto, ma i tempi non saranno quelli invocati dagli entusiasti. Entrambe le compagnie hanno inoltre comunicato una crescita dell’utile operativo superiore al 10% nei loro ultimi bilanci annuali, consolidando il messaggio che il ramo motor rimane redditizio e resiliente nella sua forma attuale.

Sul piano giuridico, le assicurazioni restano lo snodo fondamentale anche per il risarcimento degli incidenti di veicolo con guida automatizzata, con diritto di rivalsa verso produttori o fornitori in caso di difetti. L’attuale consultazione serve a definire l’applicazione pratica di questo meccanismo. Nel breve-medio periodo non si prevede disintermediazione degli assicuratori: la responsabilità si sposterà gradualmente verso prodotto, software e flotte, senza alcuna sostituzione del modello assicurativo tradizionale.

Le stime sull’impatto dei veicoli autonomi restano divergenti: alcune previsioni ipotizzano una diffusione significativa di robotaxi entro gli anni ’30, mentre il Regno Unito adotta un approccio prudente, basato su requisiti di sicurezza almeno pari a quelli di un conducente umano e su una diffusione rallentata anche dal ricambio del parco auto.

Nel complesso, lo scenario atteso è quello di un processo evolutivo e non di una rivoluzione. Le compagnie continueranno a operare nel motor retail, adattando gradualmente prodotti e pricing alla crescente automazione. I dati generati dai veicoli connessi diventeranno sempre più centrali nelle attività di underwriting, tariffazione e nella gestione dei sinistri. Chi saprà costruire partnership con i produttori e gli operatori di veicoli automatizzati e garantirsi accesso a dati di qualità in un contesto di responsabilità in evoluzione, avrà probabilmente un vantaggio competitivo nel lungo periodo. Ma siamo ancora lontani da quel momento.

a cura di Vincenzo Giudice

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