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AI nel settore assicurativo: il 60% delle compagnie prevede una trasformazione dei modelli di business entro tre anni

L’intelligenza artificiale nel settore assicurativo sta guadagnando terreno a una velocità che molti operatori non si aspettavano. È quanto emerge dall’ultima indagine di AM Best, agenzia internazionale di rating, condotta su oltre 150 compagnie e managing general agent (MGA) dotati di una Best’s Performance Assessment. I risultati dello studio indicano che circa il 60% degli intervistati ritiene che la tecnologia rimodellerà in modo sostanziale i propri modelli di business nel giro di uno o tre anni. Un dato che si accompagna a una realtà già concreta: il 41% delle organizzazioni dichiara di utilizzare l’AI in funzioni operative core.

Il rapporto, pubblicato nella collana Best’s Segment Report con il titolo Artificial Intelligence Appears to be Ready, But Most Insurers Are Not, non si limita a misurare l’entusiasmo. Lo analizza con una certa freddezza, mettendo in evidenza dove le ambizioni si scontrano con le strutture esistenti. Circa un quinto degli intervistati afferma di aver già raggiunto uno stadio avanzato di implementazione, e la maggioranza segnala l’adozione di una policy formale sull’IA. Ma il quadro complessivo resta disomogeneo, e AM Best non manca di sottolinearlo.

I principali ostacoli identificati dalla ricerca sono tre: la qualità e la prontezza dei dati, le preoccupazioni legate alla sicurezza informatica e alla privacy, e la difficoltà di integrare i nuovi strumenti con i sistemi legacy. Su quest’ultimo punto si concentrano alcune delle osservazioni più dirette del report. «I sistemi di AI dipendono in larga misura da dati di alta qualità, puliti e ben strutturati. I sistemi legacy possono creare barriere significative nell’implementazione dell’AI perché semplicemente non sono stati progettati per questo tipo di integrazione dei dati. Molti di questi sistemi sono obsoleti e archiviano i dati in formati incoerenti, privi di standardizzazione», ha spiegato Kaitlin Piasecki, Industry Research Analyst di AM Best.

La qualità e la governance dei dati continuano a rappresentare uno dei principali elementi critici per l’integrazione dell’intelligenza artificiale nel settore assicurativo. Sistemi legacy, dati frammentati e processi non uniformi possono infatti compromettere l’affidabilità degli output generati dall’AI, rallentandone l’adozione operativa. Al contrario, le compagnie che hanno investito nella modernizzazione delle infrastrutture tecnologiche e nello sviluppo di una gestione strutturata dei dati risultano oggi maggiormente preparate a integrare strumenti di intelligenza artificiale nei processi aziendali e nelle attività di underwriting, pricing e gestione operativa.

Nonostante le difficoltà, le intenzioni di investimento restano robuste. Circa due terzi degli intervistati prevede di aumentare le risorse destinate all’AI nel prossimo biennio. Le priorità dichiarate includono il miglioramento della produttività del personale, la riduzione dei costi operativi e il rafforzamento dei processi di underwriting, in particolare nelle fasi di selezione del rischio e definizione del pricing. Tra le aziende che già impiegano soluzioni di AI, il 63% riferisce incrementi moderati nella produttività e nella soddisfazione della forza lavoro, mentre l’11% registra miglioramenti più marcati.

Sul fronte occupazionale, il 31% degli intervistati non prevede variazioni significative negli organici, mentre il 37% anticipa una ricollocazione del personale verso attività a più alto valore aggiunto. Jason Hopper, Associate Director of Industry Research and Analytics di AM Best, introduce però una nota di realismo sulle aspettative di ritorno economico: «Dato che questa tecnologia è ancora relativamente nuova, misurare un ritorno sull’investimento nell’IA sarebbe difficile in questa fase; i benefici in termini di costi richiederanno probabilmente anni per materializzarsi». E aggiunge una considerazione che riguarda i limiti intrinseci della tecnologia: «I ruoli assicurativi, soprattutto quelli che richiedono giudizio, pensiero critico e responsabilità, erano quelli che gli intervistati ritenevano l’IA non ancora in grado di replicare pienamente». Una posizione che riflette un approccio pragmatico, lontano tanto dall’entusiasmo acritico quanto dal rifiuto preconcetto.

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2025/12/23/am-best-conferma-la-solidita-di-s2c-s-p-a/

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