Il settore bancario italiano è al centro di una duplice offensiva strategica. Da un lato la proposta di aggregazione amichevole di Banco Bpm, dall’altro l’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo in alleanza con Unipol e Bper

Il risiko bancario torna a dominare l’agenda finanziaria italiana con un’intensità inedita. Nella giornata di oggi il mercato si è trovato di fronte a due operazioni distinte ma convergenti sullo stesso obiettivo: Banca Monte dei Paschi di Siena. La prima è la proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm, deliberata all’unanimità dal suo consiglio di amministrazione; la seconda è l’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria lanciata da Intesa Sanpaolo, costruita in alleanza con Unipol e Bper.
Banco Bpm ha scritto formalmente a Mps chiedendo di avviare «in tempi rapidi» un confronto con il management della banca senese per discutere una potenziale operazione concordata. Lo schema immaginato è quello di un «merger of equals», con un assetto di governance fondato su criteri di equilibrio e rappresentatività. La capitalizzazione di Borsa del soggetto risultante è stimata in oltre 50 miliardi di euro, con una generazione di utile netto attesa a 6 miliardi. Le sinergie complessive – al lordo delle imposte – supererebbero 1,1 miliardi di euro annui a regime, suddivisi in oltre 650 milioni di sinergie di costo e oltre 450 milioni di sinergie di ricavo. Tra queste ultime, circa 250 milioni deriverebbero da maggiori ricavi sulle reti e circa 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto, con un richiamo esplicito alla complementarità industriale tra le attività storicamente esternalizzate da Mps e quelle recentemente internalizzate da Banco Bpm, nonché ai benefici derivanti dalla partecipazione in Assicurazioni Generali. Mps non ha commentato l’offerta in attesa della riunione del consiglio di amministrazione già calendarizzata per la mattina dell’8 giugno.
Nel frattempo, nella serata di domenica 7 giugno, i consigli di amministrazione di Intesa Sanpaolo e di Unipol si sono riuniti separatamente per approvare un’operazione concorrente. Intesa Sanpaolo ha lanciato un’Opas su Banca Monte dei Paschi di Siena: la valorizzazione è fissata a 10,091 euro per azione, con un corrispettivo strutturato in 1,6 azioni di Intesa Sanpaolo e una componente cash di un euro per ogni azione Mps – un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale di Borsa del 5 giugno. Il controvalore complessivo massimo dell’offerta, in caso di integrale adesione, ammonta a circa 30,6 miliardi di euro.
La ripartizione degli asset tra i soci di questo fronte è chiara nelle sue linee. A Intesa Sanpaolo andrebbero il controllo di Mediobanca – con il suo portafoglio di wealth management, investment banking, credito al consumo e la partecipazione del 13,3% in Generali – oltre a una quota degli sportelli della rete senese. A Unipol e Bper andrebbe invece il controllo del Monte dei Paschi con la maggior parte degli sportelli del gruppo. Il risultato sarebbe la nascita del secondo polo bancario italiano per dimensioni, ambizione che Banco Bpm perseguiva con la propria proposta di aggregazione.
La dimensione assicurativa dell’intera operazione non è marginale. Tanto i riferimenti di Banco Bpm al polo Mps-Mediobanca e alla partecipazione in Generali, quanto il ruolo centrale di Unipol nell’operazione guidata da Intesa, indicano che la ridefinizione degli equilibri bancari italiani passa inevitabilmente per il settore assicurativo. Unipol, attraverso Bper, entra nella partita con ambizioni di primo piano, mentre Intesa punta a consolidare il presidio su Generali passando per il controllo di Mediobanca. Quanto accadrà nelle prossime ore dipenderà in larga misura dalla risposta del consiglio di amministrazione di Mps, chiamato a valutare due proposte radicalmente diverse per struttura, proponenti e implicazioni strategiche.




