Assicurazione casa in Italia: coperture al 49%, divario Nord-Sud e confronto con la Francia
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Assicurazione casa in Italia e Francia: differenze, coperture e rischi climatici

In Francia, assicurare la casa non è un problema di accesso: secondo un rapporto della Caisse centrale de réassurance (CCR), il riassicuratore pubblico francese, il 97,7% dei circa 36.000 comuni garantisce polizze abitative senza particolari difficoltà, come ha riportato questa settimana Le Figaro. In Italia il quadro è profondamente diverso. Stando ai dati ANIA di marzo 2025, circa 17,3 milioni di unità abitative – pari al 49% del totale – risultano coperte almeno contro il rischio incendio, con un incremento di circa 1,5 milioni rispetto al biennio precedente. Una crescita apprezzabile, ma che lascia irrisolto il tema strutturale: la distribuzione geografica delle polizze casa rivela uno squilibrio che nessuna tendenza aggregata riesce a mascherare.

Al Nord, mediamente 65 abitazioni su 100 sono assicurate; nel Nord-est la quota supera il 75% per la sola copertura incendio, con picchi intorno al 90% nelle province di Milano, Monza-Brianza e Trieste. Al Centro si scende a circa una abitazione su due. Al Sud si crolla: meno del 20% del patrimonio residenziale risulta coperto, e in alcune città – Benevento, Isernia, Agrigento, Crotone, Enna – non si supera il 10%. In Puglia e Sicilia la media è del 2%, in Campania del 3,5%.

Il dato sulla copertura incendio diventa ancora più critico se si guarda alle estensioni per eventi climatici e sismici. Solo 2,1 milioni di polizze includono la protezione contro le calamità naturali, con una penetrazione stimata al 6,8% sulle abitazioni assicurate e al 4,9% a livello nazionale. Tra i proprietari di abitazione principale, soltanto il 9,3% risulta coperto contro i danni climatici e il 6,8% contro i sismi; appena il 5,8% detiene entrambe le coperture. Al Sud, dove la vulnerabilità idrogeologica e sismica è storicamente più elevata, la quota per le calamità naturali scende all’1,6%.

Il contrasto con il modello francese è netto anche sul piano architetturale. Il sistema Cat Nat – semiobbligatorio per le abitazioni principali con una penetrazione dichiarata intorno al 98% – si fonda su un meccanismo mutualistico nazionale sostenuto da un riassicuratore pubblico centrale. Una soprattassa uniforme sulle polizze incendio finanzia il fondo: portata al 20% dal gennaio 2025, era al 12% fino al 2024. Il costo per l’assicurato è passato da circa 25 euro annui nel 2023 a 42 euro nel 2025, con una franchigia sulla siccità quadruplicata. Il governo francese si è impegnato a revisionare il tasso ogni cinque anni per garantire la sostenibilità del sistema. Nonostante ciò, il Cat Nat accusa perdite strutturali dal 2015 – sette anni su otto in deficit – e il 2024 è stato l’anno più costoso dal 1982, con sinistri stimati intorno ai 5 miliardi di euro.

L’Italia ha mosso un primo passo con la Legge di Bilancio 2024, che ha introdotto l’obbligo assicurativo contro le calamità naturali per le PMI con sede nel territorio nazionale, con modalità attuative definite dal decreto interministeriale del 30 gennaio 2025. Le famiglie restano fuori dall’obbligo. Il sistema per i privati rimane volontario, senza soprattassa uniforme, senza un riassicuratore pubblico strutturato e senza meccanismi automatici di revisione dei premi. Gli interventi statali ex post – ristori, fondi di ricostruzione – continuano a supplire alla mancanza di un regime preventivo organico.

Eppure, le sfide climatiche che i due paesi si trovano ad affrontare non sono dissimili per natura, anche se diverse per profilo. In Francia, il 28% delle abitazioni è esposto al rischio alluvione e il 48% del territorio metropolitano è interessato dal rischio siccità – tecnicamente definito come ritiro-rigonfiamento delle argille, che ha generato il 54% dei sinistri Cat Nat cumulati nell’ultimo decennio. In Italia, l’elevata esposizione sismica e idrogeologica coesiste con un’assicurazione privata quasi assente nelle aree a maggiore vulnerabilità. Il paradosso è evidente: le regioni meridionali, dove il rischio è spesso più acuto, presentano i tassi di penetrazione più bassi.

Sul fronte dell’offerta, le compagnie operano in un contesto che richiede modelli di pricing sempre più granulari, basati sulla mappatura del rischio a livello locale, e prodotti con franchigie adattabili e clausole trasparenti sulle esclusioni. Per gli intermediari, il tema centrale rimane la comunicazione: rendere comprensibili i limiti delle polizze, promuovere la doppia copertura climatica e sismica nelle aree ad alta vulnerabilità, individuare soluzioni dedicate per i clienti in zone sottocoperte. Per i regolatori, l’esperienza francese suggerisce che un intervento pubblico strutturato – con incentivi fiscali alla domanda, schemi di coassicurazione e un meccanismo di riassicurazione che attutisca i picchi di premio nelle zone più esposte – può mantenere l’accesso alle polizze anche in contesti di rischio crescente. Non necessariamente replicando il modello CCR, ma costruendone uno equivalente per funzione. La questione non è solo assicurativa. Riguarda la capacità del sistema paese di distribuire il rischio climatico e sismico in modo equo, evitando che le aree più vulnerabili restino anche le meno protette.

a cura di Vincenzo Giudice

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2025/10/02/in-vigore-lobbligo-di-assicurazione-catnat-per-le-medie-imprese-italiane/

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