Strada allagata in un centro urbano europeo durante un evento alluvionale
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Alluvioni, in Europa danni per quasi 90 miliardi in cinque anni

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Il costo economico delle alluvioni in Europa ha raggiunto quota 226 miliardi di euro nei primi venticinque anni di questo secolo, confermandosi come il rischio naturale più frequente e più oneroso per il continente. Lo certifica il nuovo studio Europe under water: The macroeconomic cost of flooding and the economic case for adaptation, pubblicato da Allianz Research. Se la frequenza degli eventi si è mantenuta relativamente stabile, attorno a 46 episodi l’anno dal 2000 a oggi, il loro costo è invece cresciuto in modo marcato: da 63,1 miliardi di euro nel decennio 2000-2009 a 74,3 miliardi nel 2010-2019, fino agli 88,6 miliardi registrati nel solo quinquennio 2020-2025, trainati soprattutto dagli eventi del 2021, 2023 e 2024.

L’alluvione del luglio 2021 in Germania e Belgio resta l’evento più distruttivo mai registrato in Europa, con danni per circa 38 miliardi di euro, dei quali soltanto 9 miliardi coperti da polizza. Un divario che gli analisti di Allianz Research riconducono non tanto alla scarsità di offerta assicurativa, quanto alla scarsa consapevolezza del rischio da parte dei proprietari immobiliari e alle difficoltà di sostenibilità economica delle coperture nelle aree più esposte. Il rapporto sottolinea come «l’assicurazione copra solo una frazione del danno», lasciando famiglie, imprese e amministrazioni pubbliche a farsi carico della parte restante.

Per quantificare gli effetti sull’economia reale, gli analisti hanno simulato un evento alluvionale ipotetico nel 2027, calibrato sulla profondità media storica delle inondazioni registrate tra il 2015 e il 2024, confrontando la traiettoria economica risultante con uno scenario privo di alluvioni fino al 2030. Il canale più colpito è quello degli investimenti: la perdita cumulata di formazione di capitale fisso lordo tra il 2027 e il 2030 oscilla tra il 10,5% della Norvegia e il 14,6% dei Paesi Bassi, mentre la Germania, pur con una flessione percentuale più contenuta, registra la perdita assoluta più ampia, pari a circa 84 miliardi di euro.

Anche il reddito disponibile delle famiglie ne risente, con una contrazione cumulata compresa tra il 3,9% della Slovacchia e il 5,4% della Croazia. L’impatto, precisa lo studio, non si manifesta nell’anno stesso dell’evento ma si accumula nei periodi successivi, mano a mano che si sommano costi di ricostruzione, interruzioni dell’attività lavorativa ed effetti sul mercato del lavoro. Le alluvioni generano inoltre una dinamica assimilabile a uno shock stagflazionistico: i prezzi salgono per le difficoltà logistiche e la minore disponibilità locale di beni e servizi, con un impatto cumulato che va dal +0,2% del Regno Unito al +1,0% della Grecia, mentre i consumi privati calano in tutti i paesi analizzati, dal -0,3% della Norvegia al -0,9% della Cechia.

Sul fronte della crescita, le perdite di prodotto interno lordo cumulate tra il 2027 e il 2030 risultano più marcate in Spagna (-1,0%), Croazia, Grecia e Regno Unito (-0,8%), mentre in termini monetari la Germania perde circa 108 miliardi di euro, seguita da Regno Unito, Francia, Spagna e Italia. I conti pubblici non sono esenti dalle conseguenze: il disavanzo pubblico si allarga in media di 1,3 punti percentuali di PIL, con la Spagna che registra il peggioramento più consistente, pari a 2,4 punti, prevalentemente per effetto della spesa straordinaria per l’emergenza e la ricostruzione.

Il rapporto dedica ampio spazio al tema dell’adattamento climatico, definendolo non semplicemente una misura di prevenzione ambientale ma, letteralmente, «politica fiscale preventiva». Gli investimenti mirati in aree di espansione naturale dei fiumi, argini, sistemi di drenaggio e costruzioni resilienti restituirebbero, secondo le stime della Commissione europea riprese nello studio, fino a quattro euro per ogni euro investito in termini di danni evitati. Restano tuttavia significativi ritardi attuativi: in Germania, a oltre un decennio dalle alluvioni del 2013, solo circa 500 milioni di euro dei 6-7 miliardi previsti dal Programma nazionale di protezione dalle alluvioni risultano effettivamente spesi, per ostacoli riconducibili più alla frammentazione istituzionale e ai tempi delle procedure autorizzative che a una reale carenza di risorse.

Il documento evidenzia infine come i partenariati pubblico-privato rappresentino uno strumento maturo per affrontare il rischio alluvionale nei mercati dove l’assicurazione privata da sola non riesce a garantire una copertura adeguata. Sistemi consolidati come il Consorcio de Compensación de Seguros in Spagna e la Caisse Centrale de Réassurance in Francia offrono un modello di riferimento anche per paesi come Irlanda e Germania, attualmente al lavoro su schemi analoghi. Secondo gli analisti, l’efficacia di questi strumenti dipende in ultima analisi dalla loro capacità di affiancare alla redistribuzione del rischio una reale riduzione dell’esposizione, attraverso la pianificazione territoriale e l’adeguamento del patrimonio edilizio esistente.

a cura di Vincenzo Giudice

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/03/24/incendi-tempeste-e-alluvioni-nel-2025-i-disastri-naturali-costano-107-miliardi-alle-assicurazioni/

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