Le polizze legate ai mercati azionari alimentano gli investimenti dei grandi gestori. Restano i dubbi su rendimenti effettivi, commissioni e tutela dei risparmiatori
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Le rendite indicizzate stanno convogliando una quota crescente del risparmio delle famiglie americane verso il credito privato. Questi prodotti assicurativi promettono di partecipare ai rialzi dei mercati azionari proteggendo il capitale dalle perdite, ma il rendimento dipende da limiti e condizioni che le compagnie possono modificare nel corso del contratto. Secondo il Wall Street Journal, il successo di queste polizze ha favorito la raccolta di risorse da parte di grandi gestori come Apollo Global Management e Brookfield.
Il funzionamento è relativamente semplice: il cliente versa una somma, spesso destinata a integrare il reddito pensionistico, e riceve un rendimento collegato a un indice azionario. La compagnia garantisce che il rendimento non scenda sotto zero, ma può limitare la quota di capitale esposta all’indice o fissare un tetto ai guadagni riconosciuti.
Il caso di Sabrina Elliott, citato dal quotidiano statunitense, mostra gli effetti di queste clausole. Dopo aver investito 40.000 dollari in una rendita di Aviva della durata di 12 anni, la risparmiatrice ha ottenuto un rendimento annualizzato del 3,7% alla scadenza nel 2023. Dopo l’acquisizione della compagnia da parte di Athene, controllata da Apollo, la quota dei guadagni di mercato riconosciuta alla cliente era stata ridotta due volte. Il risultato ha superato quello dei titoli del Tesoro statunitensi, ma è rimasto inferiore al rendimento annualizzato del 13% dell’S&P 500 nello stesso periodo.
«Uno degli svantaggi delle rendite indicizzate è che le compagnie assicurative possono modificare ogni anno, o ogni due anni, la quota di rendimento riconosciuta in base a un determinato indice», ha dichiarato il consulente finanziario Carlos Dias Jr. Athene ha difeso il prodotto, sottolineando la protezione integrale del capitale e i rendimenti superiori a quelli di alcune alternative considerate sicure.
Un altro punto riguarda le commissioni agli intermediari e la trasparenza commerciale. Per determinate polizze decennali, American Equity riconosce commissioni pari al 5-7% del premio versato, contro circa il 3% per alcune rendite a tasso fisso. Le compagnie giustificano la differenza con la maggiore complessità dei contratti, mentre i consumatori segnalano il rischio di promesse di rendimento fuorvianti.
Il modello interessa i gestori di private asset, che negli ultimi anni hanno acquisito compagnie assicurative per investire i premi raccolti. La durata delle rendite indicizzate, in genere vicina ai dieci anni, consente una pianificazione dei flussi più prevedibile e offre risorse da destinare anche a investimenti meno liquidi, come obbligazioni garantite da portafogli di prestiti e titoli garantiti da attività. I gestori possono beneficiare della possibilità di modificare i limiti ai rendimenti riconosciuti agli assicurati, mentre questi ultimi devono valutare con attenzione clausole, costi e risultati effettivamente conseguibili. «È questo il motivo per cui il private equity è interessato a questi prodotti: le condizioni riconosciute al consumatore possono essere modificate», ha osservato Larry Rybka, amministratore delegato di Valmark Financial Group.
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