Il capitale tradizionale cresce rispetto a quello alternativo e, secondo il gruppo, i periodi di sinistri contenuti non cambiano la traiettoria dei rischi

La riassicurazione tradizionale resta per Munich Re il pilastro della capacità disponibile sul mercato. Il gruppo porta a sostegno un dato: il capitale tradizionale è cresciuto rispetto a quello alternativo, con un rapporto passato da 3,5 nel 2017 a quasi 4 nel 2026. Munich Re ne ricava che il modello tradizionale continua a reggere portafogli diversificati e richieste molto diverse tra loro. Mantenendo il rischio nel proprio bilancio, aggiunge, può mettere a disposizione capacità a prescindere dalla retrocessione.
Il punto di partenza è la lettura dei rischi. Clarisse Kopff, membro del Consiglio di Amministrazione responsabile della riassicurazione P&C in Europa e in America Latina di Munich Re, invita alla cautela dopo alcuni anni di sinistralità contenuta. «I periodi caratterizzati da perdite inferiori dovute alle catastrofi naturali (NatCat) non devono indurre a sottovalutare i rischi futuri», afferma. I numeri citati vanno nella stessa direzione: «Abbiamo osservato che, dal 1980, le perdite assicurate dovute alle catastrofi naturali in Europa sono aumentate in media del 5% all’anno, con la crescita in accelerazione nell’ultimo decennio».
Il gruppo richiama anche i segnali più recenti. Nell’estate del 2026 le temperature in Francia hanno raggiunto i 3,6 gradi sopra la media, mentre nel 2025 l’area bruciata in Europa ha superato i 10.000 km². Accanto al clima crescono l’inflazione e le minacce informatiche. Per Kopff, i cedenti hanno bisogno di «un partner su cui poter contare in ogni fase del ciclo di mercato, anche quando eventi di grande portata mettono sotto pressione i loro bilanci».
La prova, per Munich Re, sta nei pagamenti. Dopo il terremoto del 2023 in Turchia il gruppo ha immesso una quantità rilevante di capitale aggiuntivo per sostenere il mercato locale. In Germania, dopo l’alluvione causata dalla tempesta «Bernd», ha pagato alcuni cedenti nel giro di poche ore, con una media di 4,4 giorni per l’insieme dei pagamenti.
Alla liquidità si affiancano le competenze. «La disponibilità di capitale e liquidità affidabili rappresenta solo una parte del valore che apportiamo», spiega Kopff. «In qualità di partner a lungo termine, Munich Re coniuga la conoscenza dei mercati globali e una visione lungimirante con un’analisi approfondita delle tendenze relative ai sinistri». La responsabile cita anche gli investimenti in nuove soluzioni di gestione del rischio e la creazione di mercati da zero, «come abbiamo fatto nel settore cyber».
Un caso concreto è l’assicurazione auto in Germania. Tra il 2017 e il 2025 i costi dei ricambi sono saliti del 6,1% all’anno e quelli sanitari del 4,4%, mentre il premio medio è cresciuto del 2,2% annuo. Per Munich Re è la dimostrazione che l’inflazione non si legge con un unico indicatore, perché sanità, tecnologia dei veicoli, riparazioni e ricambi seguono andamenti diversi e pesano in modo diverso sui portafogli. Lo strumento indicato è la Insurance Analytics Platform, basata sull’intelligenza artificiale, che unisce l’esperienza di più mercati all’analisi a livello di portafoglio. I cedenti vi accedono tramite il portale web del gruppo.
Sul cyber risk la parola passa a Patrice Michellon, Chief Executive for Continental Europe. «L’intelligenza artificiale, le tensioni geopolitiche e le crescenti interdipendenze digitali stanno cambiando sia la frequenza che la natura del rischio informatico», dichiara. «Allo stesso tempo, il costo economico della criminalità informatica continua ad aumentare». Il «Global Cyber Risk and Insurance Survey 2026» del gruppo indica che l’89% delle aziende si ritiene insufficientemente protetto, e secondo Michellon il divario di protezione resta sostanziale anche in Europa. L’acquisizione di At-Bay viene presentata come esempio di come le competenze digitali possano aprire nuovi segmenti di clientela e unire trasferimento del rischio, prevenzione e servizi tecnologici.
Resta il capitolo dei rischi climatici. In Europa i rischi non legati ai picchi hanno rappresentato circa il 70% dei danni assicurati negli ultimi vent’anni, e l’aumento dell’esposizione continua a pesare. Tobias Grimm, capo climatologo di Munich Re, sottolinea che «comprendere e modellizzare i rischi legati al clima in continua evoluzione rimane fondamentale». A suo giudizio «l’aumento delle temperature in Europa non solo accresce i rischi legati al caldo e alla siccità, ma incide anche sulle condizioni che favoriscono gli incendi boschivi, sull’agricoltura, sulla produzione energetica e sulle infrastrutture di trasporto».
Grimm indica poi altri effetti. «Un’atmosfera più calda può intensificare i rischi di piogge intense e inondazioni, mentre i cambiamenti nelle condizioni delle tempeste convettive di forte intensità possono influire sui danni causati dalla grandine», osserva. Sulla risposta possibile il climatologo conclude: «Gli investimenti nella prevenzione e nell’adattamento possono ridurre in modo sostanziale i danni e le ripercussioni più ampie».




