Il Dpb punta a 5 miliardi di maggiori entrate dal settore finanziario, tra imposte sulle transazioni e interventi sulle Dta

La manovra per banche e assicurazioni entra nella fase decisiva, in vista del Consiglio dei ministri di oggi. Come riferisce Il Sole 24 Ore, il Governo ha preparato un pacchetto di misure che, secondo il Documento programmatico di bilancio (Dpb), dovrà garantire 5 miliardi di euro di maggiori entrate dal settore finanziario, attraverso interventi su addizionale Ires, Tobin tax e imposte anticipate (Dta).
Sul fronte delle transazioni finanziarie, l’ipotesi è un nuovo aumento della Tobin tax, già ritoccata alla fine del 2025. L’aliquota era passata dallo 0,10% allo 0,20% per le operazioni sui mercati regolamentati e dallo 0,20% allo 0,40% per quelle fuori mercato. Per le transazioni ad alta frequenza era salita dallo 0,02% allo 0,04%.
Le entrate, però, sono cresciute più delle attese. Nei primi otto mesi del 2026 lo Stato ha incassato 917 milioni di euro, il 94,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato che ridimensiona i timori, espressi anche dai tecnici parlamentari, di una riduzione delle operazioni dovuta all’aumento delle aliquote.
Il Governo valuta ora di raddoppiare ulteriormente il prelievo: dallo 0,20% allo 0,40% per gli acquisti di azioni e altri strumenti finanziari di società con capitalizzazione di almeno 500 milioni di euro negoziati sui mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali. Per le operazioni fuori da questi mercati l’aliquota salirebbe dallo 0,40% allo 0,60%, mentre per quelle ad alta frequenza passerebbe dallo 0,04% allo 0,06%.
Un altro intervento riguarda le imposte anticipate (Dta). La proposta prevede di bloccare per tutto il 2027 la possibilità, per banche, assicurazioni e imprese, di trasformare determinate quote di Dta in crediti d’imposta utilizzabili in compensazione. Si valuta anche una stretta sulla cessione di questi crediti, per contrastare le frodi.
Il fenomeno è già sotto la lente della Guardia di Finanza. A settembre, un’indagine del Comando provinciale di Napoli ha portato alla scoperta di una frode basata su crediti da Dta inesistenti per oltre 133 milioni di euro. Tre società cartiere, due con sede a Napoli e una in provincia di Latina, avrebbero presentato dichiarazioni fiscali false per generare crediti da utilizzare in compensazione o cedere a terzi.




