Opinione della Settimana

Fondiaria Sai, all'orizzonte ipotesi di uno spezzatino

Il «piano B» si sta sgonfiando. L’ipotesi percorsa dal duo Palladio e Sator — che sull’argomento hanno presentato un esposto alla Consob — di arrivare a controllare la compagnia di assicurazione Fondiaria Sai passando attraverso la controllante Premafin non sembra sostenibile, vista la posizione espressa dalla famiglia Ligresti e dalle banche creditrici del gruppo che sarebbero state, in qualche caso, chiamate a giocare contro se stesse.

Più chance sembra avere il piano messo a punto da Mediobanca e Unicredit con il coinvolgimento di Unipol quale partner industriale. Roberto Meneguzzo e Matteo Arpe, rispettivamente per conto di Palladio e Sator, controllano il 5 per cento e il 3 per cento della compagnia e adesso dovranno decidere cosa farne: rimanere a bordo o abbandonare l’avventura? Formalmente la loro offerta scade giovedì 8 marzo.

Intanto, emergono altri dettagli. Se da un lato Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare di Vicenza intende entrare comunque con una quota in Palladio finanziaria affiancando i tre istituti di credito già presenti — Veneto Banca, Banco Popolare e Mps — la veronese Cattolica di assicurazione è pronta comunque a giocare un ruolo nel ricollocamento dell’ex impero assicurativo della famiglia Ligresti.

La galassia delle polizze concentrata attorno alla capogruppo Fondiaria Sai ha dimensioni significative e Unipol potrebbe accontentarsi di una parte sola del business, alienando, in un secondo momento, alcune poste meno interessanti dal punto di vista della propria integrazione industriale. Così, la francese Axa ha reso noto recentemente in Mediobanca a cosa sarebbe eventualmente interessata. Lo stesso ha fatto Cattolica, il cui amministratore delegato Giovanni Battista Mazzucchelli, ha trascorsi proprio all’interno del gruppo Ligresti. Fonti interne alla compagnia e vicine alla presidenza di Paolo Bedoni, evidenziano come La Previdente potrebbe essere l’obiettivo ideale per il gruppo veronese, che con questa acquisizione potrebbe rafforzare il proprio business e allargare il perimetro del proprio interesse. La società, una cooperativa quotata dove ogni socio conta un voto a prescindere dalla quota di capitale detenuta (vista da questo lato il primo azionista è proprio la Banca Popolare di Vicenza con il 12,38 per cento del capitale), ha già visto l’assemblea dei soci dare per due volte mandato al consiglio di amministrazione per deliberare su un possibile aumento di capitale fino a 500 milioni di euro da utilizzare per una crescita da realizzare per linee esterne.

Sarà destinato alla Previdente questo possibile aumento? Difficile da dire ora, anche perché La Previdente sembra essere il gioiellino che piace a tutti, ma è certo che l’ipotesi spezzatino per l’ex impero dei Ligresti è oggi, stante le dimensioni del gruppo Fondiaria Sai e le dimensioni dei possibili partner italiani coinvolgibili — le Generali sono fuori gioco a causa della netta posizione di prevalenza sul mercato domestico — una delle strade che sembrano in futuro essere maggiormente percorribili.

Autore: Stefano Righi – CorrierEconomia (Articolo originale)

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