Coefficienti più penalizzanti se cresce la vita media
Per le pensioni determinate con il sistema di calcolo contributivo i coefficienti di trasformazione – che consentono, nel sistema contributivo e misto, di convertire in assegno i versamenti accreditati durante la vita lavorativa insieme con i rendimenti pari alla media quinquennale del Pil – costituiscono una specie di stabilizzatore automatico.
Infatti, l’aggiornamento sulla base dei dati Istat, non più affidato alla consultazione delle parti sociali come previsto fino al 2010, consente di adeguare le pensioni contributive (o le quote, per i trattamenti quantificati ancora con il sistema misto), alle variazioni della vita media. Più si allunga la vita, più contenute saranno le prestazioni, in particolare quelle conseguite all’età “ordinaria” per il pensionamento.
I nuovi coefficienti di trasformazione del sistema pubblico – che diventeranno operativi dal 2013 – sono ormai pronti, come ha annunciato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in una serie di risposte alle domande dei lettori del Sole 24 Ore. A giorni i nuovi coefficienti saranno pubblicati sulla «Gazzetta Ufficiale». Secondo quanto risulta, i nuovi coefficienti dovrebbero “produrre” pensioni più leggere del 2-3% rispetto agli assegni conseguiti – a parità di contributi, storia professionale ed età di pensionamento – con i parametri operativi dal 2010.
«Siamo in presenza di una nuova stangata», commenta Vera Lamonica (nella foto), segretaria confederale della Cgil con delega alla previdenza. Le pensioni calcolate con i nuovi «coefficienti – continua Lamonica – subiranno anche l’ulteriore stangata relativa alla mancata rivalutazione del montante contributivo a causa del Pil negativo dovuto alla profondità della crisi».
I coefficienti saranno di nuovo aggiornati nel 2016, nel 2019, quindi la modifica diventerà biennale così come è previsto per l’adeguamento collegato alla speranza di vita. I valori di conversione saranno applicati su tutto il montante da valorizzare con il metodo contributivo. Insomma, non si applica in questo caso la salvaguardia del pro-rata, riconosciuta in occasione di riforme previdenziali.
I nuovi coefficienti daranno conto dei pensionamenti fino a 70 anni: in futuro dovrebbero essere estesi anche oltre quando, in base al meccanismo della speranza di vita, si totalizzerà un allungamento di un anno per l’età della pensione.
Nel frattempo coloro che andranno in pensione quest’anno, ma in base al meccanismo delle finestre lavorano oltre i 65 anni, avranno come base imponibile della pensione l’ultimo stipendio utile, ma la quota contributiva verrà calcolata con il coefficiente di traformazione corrispondente ai 65 anni, senza considerare la maggiore vecchiaia.
Autore: Maria Carla De Cesari – Il Sole 24 Ore




