Opinione della Settimana

L’Andalusia non paga e Generali ferma le rendite. Ma ora c’è l’accordo

Lavoratori senza più un lavoro, senza ancora una pensione e privati pure della rendita. Viene naturale pensare agli esodati italiani, ma il fatto, invece, è avvenuto in Spagna, e tra l’altro ha avuto un lieto fine migliore dei lavoratori della Penisola. Tra i protagonisti della storia c’è però un soggetto italiano. Si tratta di Generali Seguros (nella foto, la sede di Madrid), compagnia assicurativa interamente controllata da Generali Assicurazioni, che nel Paese aveva venduto piani assicurativi che prevedevano il pagamento di una rendita ai lavoratori di aziende in difficoltà. Un assegno mensile indispensabile per accompagnarli alla pensione.

Tra questi, per esempio, c’erano gli impiegati di Metresur o i lavoratori di Santana Motor, aziende che operavano nella regione dell’Andalucia nel settore automobilistico e che si sono trovate nel bel mezzo della crisi che si è aggiunta alla recessione europea. Un mix esplosivo, ma non per quei circa 6 mila lavoratori che sono riusciti comunque a spuntare una rendita grazie alle coperture assicurative stipulate dalle aziende.

Peccato però che il governo dell’Andalusia, garante del pagamento dei premi assicurativi, prima dell’estate, probabilmente a causa dei piani di rientro cui sono costrette le regioni autonome spagnole, abbia interrotto i versamenti alle Generali, mettendo a rischio così il pagamento delle rendite a circa 3 mila ex lavoratori. La compagnia triestina, dopo aver temporeggiato un po’, infatti, non ha potuto far altro che sospendere l’erogazione delle rendite ai lavoratori assicurati con i suoi piani. E ci sono voluti quasi due mesi di trattative per giungere a una soluzione, trovata solo venerdì scorso.

La regione andalusa, che già ad inizio agosto aveva pagato alle Generali un premio da 6 milioni di euro, ha messo sul tavolo altri 9,5 milioni e ha condiviso con la compagnia triestina un calendario dei pagamenti valido addirittura per i prossimi cinque anni. Questione risolta, quindi, almeno per ora. A meno di nuovi tagli di bilancio del governo andaluso, che per far fronte alla crisi ha già tagliato anche lo stipendio dei dirigenti e le auto di servizio.

Autore: Anna Messia – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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