Da lunedì l’asta dei diritti. La compagnia emiliana ha l’occasione di rafforzare la presa sui torinesi con un investimento contenuto di 40-45 milioni
L’Unipol è «interessata» ad aumentare del 4,9% la sua presa su Fonsai acquistando in Borsa una parte dei diritti non ancora esercitati che la prossima settimana verranno messi all’asta. È stata la stessa compagnia emiliana a comunicare ieri sera al mercato la sua intenzione, con una breve nota che contribuisce ad accendere l’interesse sulla vendita in Borsa dei diritti sulle due operazioni di capitale rimasti inoptati per una cifra significativa: 800 milioni sui 2,2 miliardi richiesti agli azionisti di Unipol e Fonsai.
Se l’interesse espresso ieri si tradurrà in pratica il gruppo guidato da Carlo Cimbri, con una spesa aggiuntiva di 40-45 milioni, incrementerà la quota di controllo su Fonsai (detenuta attraverso Premafin) dal 36,7 al 41,6 per cento. E, fatti i conti, aumenterà dell’1,34% (dal 61 al 61,34 per cento) la sua partecipazione al nuovo aggregato (la “Grande Unipol“) che nascerà dalla fusione tra Unipol, Fonsai, Milano Assicurazioni e Premafin, arrotondando le quote concordate a suo tempo con le altre società coinvolte nel progetto di integrazione. Agli attuali valori di Borsa – sottolineano gli uomini vicini a Cimbri – «abbiamo l’occasione di aumentare la nostra presa su Fonsai con un investimento contenuto. Avremmo fatto anche di più – aggiungono – se non ci fosse stato il vincolo del 5% degli aumenti incrementali della partecipazione di controllo sopra i quali scatta un obbligo di Opa».
La presa di posizione di Unipol, comunque, farà tirare un sospiro di sollievo anche alle banche del consorzio di garanzia, guidato da Mediobanca, sulle quali – con i titoli Fonsai e Unipol sostanzialmente allineati in Borsa ai prezzi di esercizio delle nuove azioni – gravava un rischio di inoptato per circa 660 milioni. Cui si aggiungono le nuove azioni di risparmio di Fonsai non ancora sottoscritte per circa 140 milioni e sulle quali la stessa compagnia emiliana ha già assunto l’impegno all’acquisto.
Ieri, intanto, Unipol ha pubblicato sul suo sito web la relazione semestrale approvata dal Cda lo scorso 9 agosto, assieme alla relazione dei revisori di PWC che hanno avvicendato quelli di Kpmg con l’esercizio in corso. Chi si aspettava una presa di posizione degli auditor sul confronto in atto tra Unipol e Isvap sulla congruità delle riserve tecniche della compagnia – una partita che vale 210 milioni – è rimasto deluso. L’attività di revisione che viene svolta sulle semestrali, così come raccomandato dalla Consob – ha ricordato nella relazione il partner di Pwc Angelo Giudici – ha appunto un carattere limitato ed esclude «procedure di revisione quali sondaggi di conformità e verifiche o procedure di validità delle attività o passività». Di conseguenza «diversamente da quanto effettueremo sul bilancio consolidato di fine esercizio, non esprimiamo un giudizio professionale di revisione sul bilancio consolidato semestrale abbreviato». Ciò che comunque non inficia il giudizio di conformità ai principi contabili internazionali che i revisori hanno dato alla semestrale.
Autore: Riccardo Sabbatini – Il Sole 24 Ore




