La road map: Avviata l’integrazione di private banking, asset management e assicurazioni
Presentato il 28 marzo, il nuovo piano d’impresa di Intesa Sanpaolo muove i primi passi. Ad esempio con la nascita di Banca 5, la nuova unità interna chiamata a potenziare i ricavi da quei 5 milioni di clienti – un dato che ne fa la quarta banca in Italia – che al momento intrattengono con Intesa relazioni “minime“, e comunque abasso valore aggiunto: ora il gruppo punta a offrire loro carte di debito e di credito, finanziamenti personali, assicurazioni, piani d’accumulo, e in quest’ottica con l’inizio di maggio è stato costituito un nucleo di 1.800 gestori sparsi per il territorio. A regime, entro il 2017, Banca 5 potrà contare su 3mila persone, un tassello fondamentale per la riuscita del progetto, che si basa tutto sulla capacità di instaurare relazioni nuove con i vecchi clienti.
Analogamente, in queste settimane è scattata la costituzione dei tre poli settoriali: private banking, asset management, assicurazioni. Per quanto riguarda le imprese, invece, è stato varato il Mediocredito Italiano come nuovo hub finanziario. «I nostri obiettivi sono molto impegnativi», ha detto ieri Messina, e non c’è tempo da perdere. II piano andrà implementato nelle azioni e nelle persone, con quel turn over tra i manager di fatto già partito proprio ieri con le dimissioni del coo (direttore operativo – ndIMC) Francesco Micheli in consiglio di gestione. Dal 1° giugno nuovo coo sarà Eliano Lodesani, ma di qui all’autunno altre nomine di peso sono in arrivo: dal nuovo manager che siederà in cdg ai posti che si libereranno con le uscite eccellenti previste dal piano di pensionamenti, fino alla delega alla Banca dei Territori. Ieri in conference call si è parlato espressamente di Micheli, considerato l’uomo specializzato nel contenimento dei costi. Che succederà, ora? «I costi resteranno un’ossessione», ha assicurato Messina. «Micheli è stata un’incredibile persona per Intesa, ma tutto il lavoro sui costi l’abbiamo fatto insieme. Ciò che è importante per il nostro istituto è continuare il lavoro sui risparmi ma anche aumentare i ricavi».
Tra le partite che dovrebbero chiudersi nei prossimi mesi, invece, la cessione della controllata ucraina Pravex («Stiamo ancora aspettando l’autorizzazione della banca centrale») nonché il varo della newco con Unicredit e Kkr per la gestione dei crediti ristrutturati: «Ci stiamo muovendo verso la conclusione dell’accordo»; escluso, invece, che Intesa possa decidere nel breve periodo di vendere portafogli di non performing loans: «Fino a quando recupero il 40% in più di quello che ho accantonato e considerando la mia posizione patrimoniale, non solo in rapporto ai competitor italiani ma anche a quelli europei, sono in grado di aspettare il recupero di valore dei collaterali», ha spiegato. «Se non si ha bisogno di vendere sarebbe da pazzi vendere adesso, quando si intravede un recupero», ha proseguito Messina: «Sono più interessato a vendere quote azionarie che crediti», ha concluso il manager, ricordando che l’obiettivo è di vendere tutte le partecipazioni al più tardi entro il 2017.
Fonte: Il Sole 24 Ore



