Ha superato i 140 miliardi la spesa sanitaria complessiva in Italia, il 9% circa del Pil. E se sul fronte pubblico l’importo pro capite (circa 1.900 euro l’anno) si è mantenuto stabile negli ultimi cinque anni, su quello privato è cresciuta, attestandosi sui 530 euro: spesa sostenuta per la quasi totalità dal cittadino e solo in minima parte transitata attraverso organismi privati (dati Ocse). Nel contempo cresce il numero degli italiani che rinunciano alle prestazioni sanitarie per ragioni economiche (nove milioni secondo un’indagine Censis).
Una soluzione per migliorare il sistema – e renderlo sostenibile in vista del progressivo invecchiamento della popolazione – potrebbe venire dallo sviluppo di forme sanitarie integrative, collettive (come fondi sanitari, casse o mutue) o individuali (polizze malattia, infortuni, per non autosufficienza). Strumenti che permettono di trasferire a un soggetto terzo (l’assicuratore) le conseguenze finanziarie di eventi negativi per la salute.
Ad avere una copertura privata individuale sono tuttavia appena 1,5 milioni di italiani. Solo il 4,3% delle famiglie ha una polizza di questo tipo rispetto al 5,5% del 2010 (indagine Banca d’Italia). Con un effetto sulla raccolta premi passati nel periodo 2008-2013 da 2,15 miliardi a 2,07 (-4%) nel ramo malattia e da 3,20 a 2,95 (-8%) nel ramo infortuni. Certo anche il fisco non aiuta, avendo ridotto il beneficio sui premi pagati: per le polizze infortuni o malattia stipulate o rinnovate dopo il 31 dicembre 2000, la soglia della detraibilità al 19% è scesa a 630 euro (periodo di imposta 2013) e calerà a 530 per il 2014 (con l’eccezione delle Long term care, per le quali lo sconto fiscale resta a 1.291,14 euro). Ma anche la scarsa informazione è un fattore che limita la diffusione di questi prodotti, offerti da molte imprese attraverso una molteplicità di canali (agenti soprattutto, ma anche broker, banche, sim, compagnie online).
Una polizza sanitaria può invece rivelarsi molto utile quando un incidente o una malattia costringono a ricovero e cure mediche e a uno stop dell’attività. A patto che nella stipula si faccia attenzione a tutte le clausole: carenza, franchigia, esclusioni, iter per il rimborso, costi. Senza dimenticare di fare confronti e di controllare di non essere già dotati di una copertura di questo tipo, magari sottoscritta senza saperlo (come ha appurato l’Ivass), in abbinamento a qualche altro prodotto o servizio.
Autore: Rossella Cadeo – Il Sole 24 Ore



