Opinione della Settimana

Reati lievi, Dario Focarelli (ANIA): «Servono paletti chiari, si rischia un boom di frodi assicurative con premi alle stelle»

Dario Focarelli (5) (Foto Studio Franceschin) Imc

(Autore: Roberta Amoruso – Il Messaggero)

«Margini eccessivi al giudice, si renda vincolante l’opposizione della parte offesa alla tenuità». «Intimorite dall’idea di una eccessiva tolleranza per le piccole truffe, anche le compagnie non querelerebbero» 

Caccia alle frodi assicurative, bye bye? È presto per dire che il disegno di legge del governo che archivia i reati di lieve entità darà davvero un colpo pesante alla lotta contro le frodi assicurative. Ma, intanto, le assicurazioni sono «molto preoccupate». Se «non si farà la dovuta chiarezza sull’argomento, con linee guida precise c’è il rischio che la percezione comune di una depenalizzazione aggravi un fenomeno già pesante come quello delle frodi assicurative», dice al Messaggero Dario Focarelli (nella foto, di Studio Franceschin), direttore generale dell’Ania. La questione non è di poco conto nel Paese in cui le tariffe Rc Auto sono le più care d’Europa, nonostante il calo degli ultimi due anni (-10%): il costo medio dell’Rc Auto calcolato tra 2008 e 2012 da uno studio di Boston Consulting è più che doppio rispetto alla media Ue. E questo anche perché l’Italia detiene il triste primato delle frodi: quelle non rilevate in Italia in caso di incidente, ormai si attestano tra il 7-10%, mentre i veicoli non assicurati arrivano all’8% del totale. In entrambi i casi si tratta del doppio rispetto al resto d’Europa.

Focarelli, in che modo la bozza di disegno di legge sulla «tenuità del fatto» rischia di incidere gravemente sulle polizze?

«Il nostro punto di vista è semplice: non possiamo correre il rischio che questo provvedimento generi nell’immaginario comune l’idea che certi reati, come per esempio la frode assicurativa e la corruzione, non siano più puniti, oppure che lo siano meno, a discrezione del giudice».

Eppure l’obiettivo del governo è alleggerire il peso della giustizia e non quello di fare sconti di pena…

«Si tratta di stabilire delle linee guida chiare per evitare storture. Il ddl prevede l’esclusione della punibilità di condotte sanzionate con pena pecuniaria o con pene detentive non superiori a cinque anni. A patto che il giudice valuti la particolare tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento. Si tratta di concetti troppo generali affidati all’amplissima discrezionalità dei magistrati. Certo, i magistrati giudicheranno secondo sensibilità e coscienza, ma il rischio per esempio di comportamenti diseguali è molto concreto. Chiunque lo può capire. La tenuità del fatto dovrebbe essere invecelegata a parametri più oggettivi».

I pareri di Camera e Senato appena approvati dalle Commissioni hanno già fissato dei paletti. Non sono sufficienti a rispondere alle vostre istanze?

«Sono necessari ben altri correttivi per evitare il peggio. Nel parere della Camera c’è un passo avanti visto che è previsto il coinvolgimento della parte offesa. Ma non basta. Inoltre, secondo noi si potrebbe abbassare il limite massimo della pena richiesta per far scattare questo meccanismo da 5 a 2 anni».

Qual è il punto cruciale su cui intervenire?

«Noi chiediamo che la parte offesa possa opporsi alla valutazione di tenuità del fatto, come succede davanti al giudice di Pace. Uno dei correttivi proposti dalla Camera in effetti contempla sia il parere dell’imputato che della parte offesa. Ma questi non sarebbero vincolanti».

Non si rischia così di depotenziare il giudizio del tribunale?

«Per noi è un diritto insindacabile sia dell’imputato che della parte offesa. Si tratta, poi, di non sottovalutare l’impatto di una nuova norma in un contesto in cui sono aumentate le denunce di frodi ma sono anche cresciuti negli anni le azioni di contrasto. Insieme all’Ivass abbiamo investito molto per limitare un fenomeno insopportabile. Esiste un archivio anti-frode presso l’Authority. È stata potenziata la correlazione tra più banche-dati. E c’è un collegamento oggettivamente più efficace con le forze dell’ordine. Tutti sforzi che verrebbero vanificati. Anche perché i numeri parlano chiaro: l’ultima relazione dell’Ivass dice che pur a fronte di una netta riduzione del numero dei sinistri, nel 2013 c’è stato un aumento del numero di quelli considerati a rischio frode, fino a quota 460.000. Il trend dei casi sospetti è dunque ancora in crescita (+15%, ndr)».

Che cosa cambia in concreto con questo provvedimento?

«Succederà che per le truffe assicurative cosiddette tenui le imprese saranno disincentivate a sporgere querela, vista la difficoltà sempre maggiore nel poter ottenere giustizia. Di qui la percezione di una tolleranza diffusa e legittimata verso un certo malaffare. Con il rischio altissimo che un’impennata delle frodi trasferisca un costo enorme alla collettività attraverso l’inevitale innalzamento dei costi Rc Auto».

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