Opinione della Settimana

Regole complesse e costi elevati ma la «voluntary» inizia a piacere

Voluntary Disclosure - Capitali esteri Imc

(A cura di Rossella Cadeo, Mauro Meazza e Valentina Melis – Il Sole 24 Ore)

Giovedì 29 gennaio, il direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, non ha nascosto l’ottimismo rispetto alle aspettative della voluntary disclosure: «Dai primi segnali – ha dichiarato in apertura dei lavori del Telefisco 2015ci aspettiamo un’adesione massiccia. Stiamo attrezzando gli uffici e formando il personale». Il giorno successivo è arrivato il rilascio del modello e delle istruzioni definitive ed è così partita ufficialmente la “collaborazione volontaria” con il fisco per regolarizzare capitali o patrimoni detenuti all’estero (o anche in Italia) in violazione delle norme fiscali.

Sarà un ottimismo ben riposto, quello del direttore? «Il Sole 24 Ore» ha provato a verificarlo con un sondaggio in sette domande, inviate a professionisti e operatori del risparmio. E l’esito sembra confortare la posizione delle Entrate. Del resto, i roadshow e i convegni che si stanno svolgendo in queste settimane in molte città d’Italia per illustrare la novità fanno spesso il tutto esaurito. All’appuntamento milanese organizzato ancora a fine gennaio da Mps con gli esperti del Sole 24 Ore si sono presentati in 600 (il roadshow prosegue in altre città, date e sedi sono visibili su www.eventi.ilsole24ore.com/mps). E incontri di formazione e informazione vengono organizzati anche nella vicina Svizzera, che è stata per decenni meta privilegiata per i capitali desiderosi di sottrarsi al fisco italiano.

I risultati del sondaggio
Analizzando le risposte raccolte dal sondaggio, la voluntary risulta sicura destinataria di un elevato interesse e accreditata di considerevoli aspettative di successo. Più contenuta è l’attenzione per il rimpatrio solo giuridico e molto ridotta la curiosità per l’emersione del “nero” domestico. Sono questi, in estrema sintesi, i giudizi che emergono dai risultati visibili in queste due pagine.

Il sondaggio è stato condotto presso un centinaio di professionisti, tra notai, commercialisti, esperti di diritto tributario, consulenti finanziari, responsabili di grandi istituti di credito e società di gestioni finanziarie (l’elenco su www.ilsole24ore.com, all’interno del dossier dedicato al rientro dei capitali). Ma ecco i dettagli.

Per quanto riguarda la prima domanda, l’interesse è innegabile: in 31 (su cento rispondenti) lo percepiscono elevato tra la loro clientela e in 17 molto elevato (quasi la metà). Che lo strumento abbia ottime possibilità di partecipazione lo confermano le risposte al secondo quesito: in 40 hanno risposto positivamente e in 6 molto positivamente. Se si aggiungono i 35 che si aspettano un risultato medio, si supera l’80% di aspettative ottimistiche. Più contenuta la propensione alla voluntary disclosure con rimpatrio giuridico, cioè lasciando i patrimoni all’estero, dopo averli riportati in chiaro. E molto più bassa la predisposizione alla “sanatoria” domestica, cioè relativa agli investimenti e alle attività di natura finanziaria detenuti in Italia: in questo caso, meno di un quarto ha rivelato qualche interesse.

Quanto alle motivazioni che potrebbero spingere ad aderire, vincono di larga misura gli «accordi internazionali per lo scambio di informazioni». A una certa distanza seguono l’opportunità di garantirsi una «tutela dagli accertamenti dell’amministrazione finanziaria» (18 risposte) o una «copertura per i reati tributari e l’autoriciclaggio» (15).

L’elemento che invece più fa da freno è il notevole costo dell’operazione (47 interpellati su 100), seguito dal timore per la propria “privacy fiscale”. Un orientamento confermato dall’ultimo quesito, quello sul rapporto costi/benefici, dove quasi la metà degli esperti interpellati giudica l’adesione «costosa», mentre il 40% la definisce «equa».

A ciascuno la sua disclosure
A margine del sondaggio, emergono poi chiaramente alcune caratteristiche della disclosure 2015, segnalate anche dalle schede che presentiamo in queste due pagine e richiamate negli altri articoli. In primo luogo, le differenze con gli scudi fiscali degli anni zero, rispetto ai quali la voluntary si presenta senza il tratto dell’anonimato e con costi notevolmente più alti.

Ma proprio dal lato dei costi emerge un’altra caratteristica importante: è di fatto impossibile poter stimare un costo medio dell’emersione per tutti i contribuenti. Le variabili nei conteggi di imposte e sanzioni, le infinite vicende che possono aver interessato patrimoni e capitali negli anni da considerare fanno sì che la procedura possa essere definita “sartoriale”.

Articoli correlati
ANAPA Rete ImpresAgenziaAssociazioni di CategoriaIn EvidenzaOpinione della Settimana

«Nessuno si salva da solo»

Nel corso di «Davos 2021», la kermesse annuale del World Economic Forum tenutasi lo scorso…
Leggi di più
ANAPA Rete ImpresAgenziaIn EvidenzaNewsOpinione della Settimana

Il «dritto»...

Ormai quotidianamente l’IVASS oscura e sanziona siti on-line di Intermediari…
Leggi di più
ANAPA Rete ImpresAgenziaIn EvidenzaNewsOpinione della Settimana

Opportunità e sfide del mercato assicurativo italiano

I grandi cambiamenti che stanno interessando l’Italia e il mondo intero, come ben sappiamo…
Leggi di più
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter
Resta aggiornato sulle ultime novità, sugli eventi e sulle iniziative Intermedia Channel.