Opinione della Settimana

Doppia sfida contro le calamità

Acqua - Alluvione (2) Imc

(Autore: Manuela Vento – Il Sole 24 Ore)

Emergenza territorio, Governo e imprese assicurative in campo sui danni catastrofali in Italia tra alluvioni, frane e terremoti. Al piano Italia sette miliardi per i lavori urgenti. Sulle polizze dibattito aperto

Per ora si tratta solo di una speranza, rafforzata da un dichiarato impegno del Governo, ma il drammatico bilancio dei danni provocati dalla straordinarie ondate di maltempo che hanno colpito il Paese negli ultimi anni potrebbe segnare uno spartiacque tra cultura della prevenzione e gestione dell’emergenza. Il ritardo italiano nello sviluppo di una vera politica nazionale nella gestione del territorio e dei rischi catastrofali è certamente enorme, ma dopo anni di promesse e di impegni disattesi l’emergenza idrogeologica potrebbe tornare al centro dell’agenda politica e finanziaria. Si tratta di un impegno importante che richiede risorse ingenti e una programmazione di lungo periodo, ma non c’è dubbio che l’investimento sul territorio e la gestione del rischio catastrofale siano una sfida urgente e necessaria: non solo per mettere in sicurezza vaste aree del Paese, ma anche per sostenere l’economia in questa perdurante fase di crisi.

Risalire la china non sarà facile. Al ritardo accumulato sul piano legislativo, si aggiunge infatti la scarsa sensibilità degli italiani sulla necessità di cautelarsi a livello assicurativo dal rischio di perdere i beni – case e imprese – in alluvioni, esondazioni o terremoti. Il lancio del piano «Italia sicura», presentato dal Governo dopo le ultime devastazioni di Genova appare sulla carta come l’opportunità per recuperare il tempo perduto sia sui lavori di messa in sicurezza del territorio, sia sul fronte della sensibilizzazione dell’opinione pubblica in materia assicurativa.

Vediamo perchè. Sul fronte dei lavori pubblici, il piano del Governo stanzia 7 miliardi di euro in 6 anni per gli interventi sul territorio: di questi, 5 miliardi sono di nuova dotazione, mentre gli altri 2 miliardi erano già stati stanziati da tempo. Con questi ultimi, in particolare, si affronterà l’immenso pregresso e i lavori approvati e mai eseguiti: il Governo si è impegnato ad aprire subito 654 cantieri, per un totale di 807 milioni, e ad avviarne altri 659 nei primi mesi del 2015, per un valore di un miliardo e 96 milioni. Attualmente, secondo il Governo, i lavori sul territorio sono già in corso in 1.732 cantieri, per un valore di 1,6 miliardi.

Per quanto riguarda le assicurazioni il discorso è più complesso. Al contrario dei nostri partner europei, la cultura assicurativa, e soprattutto l’impegno del Governo per favorirla, sono una “scoperta recente”. La copertura dai rischi catastrofali è praticamente inesistente a livello residenziale-abitativo e relativamente costosa per il settore imprenditoriale e agricolo. Alcuni spingono per un intervento di sostegno del Governo alla diffusione delle polizze, altri ritengono che tali coperture dovrebbero essere obbligatorie tout court. Certo è che dopo le centinaia di milioni di euro di danni che l’Esecutivo ha promesso di risarcire almeno in parte alle comunità danneggiate dalle ultime alluvioni, la compartecipazione dei cittadini alle politiche di prevenzione è ritenuta necessaria. «Il tema delle assicurazioni catastrofali – conferma lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Del Rio – è da affrontare in una legge quadro organica. Il Parlamento è al lavoro sulla questione e il Governo la segue con attenzione».

Il punto controverso è come dovrebbe estrinsecarsi l’intervento del Governo. Dopo le dichiarazioni di Del Rio, infatti, è circolata l’ipotesi di rendere obbligatorie le polizze a protezione degli immobili residenziali da eventi catastrofici: ipotesi suggestiva, ma che ha subito scatenato reazioni negative perchè un tale provvedimento rischierebbe di essere percepito – soprattutto in una fase di grave crisi dei redditi in Italia – al pari di una nuova “tassa” sugli immobili.

Sulla questione è intervenuta anche l’associazione delle imprese assicurative: l’Ania ha proposto un sistema misto in cui lo Stato potrebbe coprire una percentuale del danno subito (per esempio il 50%), mentre le compagnie si occuperebbero della copertura tramite una polizza privata di natura obbligatoria sottoscritta dai proprietari di abitazione.

«L’obbligatorietà avrebbe lo scopo di creare la massa critica necessaria per un buon funzionamento del meccanismo assicurativo – ha spiegato Aldo Minucci, presidente dell’associazione – basato sulla mutualità e sulla ripartizione del rischio. Su questa base, il costo pro-capite, sia pure collegato alle dimensioni dell’abitazione e alla rischiosità della sua ubicazione, sarebbe di gran lunga inferiore rispetto a quanto le compagnie dovrebbero chiedere come premio nel caso dell’adesione facoltativa».

Il modello dovrebbe completarsi con la funzione attribuita allo Stato di riassicuratore di ultima istanza nel caso di eventi eccezionali che il sistema assicurativo (nazionale e internazionale) non sarebbe in grado di coprire. Allo stato attuale, non solo non ci sono agevolazioni per chi compra una polizza, ma sui premi pagati grava una tassa pari al 22,5%. Inoltre, le polizze che rimborsano i danni originati dalle alluvioni non sono particolarmente diffuse in Italia. Generalmente sono inserite, a richiesta, in polizze multiramo a protezione del fabbricato o dei beni in esso contenuti. In particolare sono incluse nelle soluzioni pensate per le imprese (stabilimenti industriali, centri commerciali) che generalmente si coprono con polizze onnicomprensive: secondo stime Ania l’importo assicurato ogni anno da questi soggetti contro eventi catastrofali in Italia ammonta a circa 300 miliardi di euro. «Se questi contratti sono diffusi tra le grandi aziende ciò non avviene nelle Pmi dove si registrano elevati tassi di scopertura», sottolinea Antonia Boccadoro, direttore generale dell’Aiba. Per questo i broker chiedono un abbassamento delle tasse su questi contratti che ne permetterebbe una maggiore diffusione.

Anche per le abitazioni private l’offerta di polizze di copertura ad hoc per terremoti e alluvioni scarseggia e raramente queste garanzie vengono inserite in pacchetti fabbricato. Se si stanno diffondendo quelle specializzate sui terremoti, ne esistono circa una decina con premi medi che vanno (dai 40 ai 400 euro a seconda della zona), per le alluvioni ci sono poche coperture. E quelle poche sono molto care per chi abita in zone ad alto rischio: il prezzo per un appartamento medio può variare da 30 a 900 euro.

«L’offerta esiste ma i clienti sono pochi: l’estensione per catastrofi naturali rappresenta solo una parte minima delle polizze incendio a cui di solito è abbinata», spiega Roberto Manzato, direttore centrale vita, danni e servizi di Ania. In particolare la copertura “alluvione” tendenzialmente viene offerta in pochi prodotti e spesso sono previste molte esclusioni: il motivo è semplice chi vuole assicurarsi per questi eventi è generalmente un soggetto fortemente a rischio e dunque si verifica la cosiddetta “antiselezione del rischio” che nel settore delle castrofali è così alta da rendere difficile l’incrocio tra domanda e offerta. Ancora peggio siamo messi quanto ai danni più comuni conseguenza del dissesto idrogeologico, come le frane: in Italia non ci sono coperture assicurative specifiche per “smottamento e bradisismo”.

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