
(di Andrea Malan – Il Sole 24 Ore)
Sale intanto a diciassette il numero degli indagati
Diciassette indagati invece di sei, sospetti che l’attuale presidente del consiglio di sorveglianza di Volkswagen, Hans Dieter Pötsch, sapesse del software truccato prima che lo scandalo venisse alla luce, nuove indagini e cause in arrivo; la giornata di ieri, che ha visto i dipendenti Vw riuniti a Wolfsburg, ha portato notizie negative per il colosso tedesco.
Il colosso assicurativo Allianz sta valutando una causa per danni per il crollo del titolo in Borsa nelle sedute immediatamente successive alle rivelazioni sul dieselgate. La notizia, anticipata dall’agenzia Reuters, è stata confermata da Allianz Global Investors, il braccio di asset management del colosso assicurativo, il quale precisa che l’eventuale causa sarebbe «nell’interesse degli investitori». La Procura di Braunschweig ha reso noto che l’indagine penale avviata sul dieselgate si sta ora occupando di 17 persone rispetto alle 6 iniziali; gli indagati, che «fanno tutti parte dell’entourage di Volkswagen in senso lato», rispondono di frode e di violazioni contro la legge sulla concorrenza. I magistrati hanno fatto sapere che «tra i sospettati non figura nessun membro attuale o passato del consiglio d’amministrazione».
Ma per Volkswagen sono arrivo cattive notizie anche dagli Stati Uniti: secondo il Wall Street Journal il Dipartimento della Giustizia intende perseguire l’azienda tedesca anche per possibili violazioni della normativa fiscale e per frode finanziaria (in senso lato) per i possibili danni finanziari ai clienti americani che hanno acquistato le auto a credito.
Intanto in patria, secondo il quotidiano «Handelsblatt» sarebbe sotto pressione anche Hans-Dieter Pötsch, nominato a fine 2015 presidente del consiglio di sorveglianza, in quanto potrebbe essere stato informato della manipolazione delle emissioni dei motori diesel prima che la notizia venisse resa pubblica.




