Opinione della Settimana

Confidi, nel limbo le imprese dell’ingegneria

Ingegneria Imc

(di Laura Cavestri – Il Sole 24 Ore)

Il riordino dei consorzi e la stretta Ue obbligano le aziende a offrire assicurazioni specifiche. Secondo le nuove norme sembrano essere ammesse solo le emissioni di Sace, ma ci sarà un inevitabile aumento di richieste

«Abbiamo provato con le assicurazioni dell’elenco Ivass presenti sul sito della Banca d’Italia, con le principali assicurazioni estere. Niente. Abbiamo chiesto parametri di valutazione e non ci sono state mai fornite spiegazioni. La verità è che neppure la Commissione europea ha una linea guida da seguire. E noi perdiamo terreno rispetto ai competitor stranieri». È battagliero Michele Russo, titolare della Q&T Spa, società di engineering (50 milioni di fatturato 2015) che realizza progetti chiavi in mano: dal Maghreb al Centro America, operando per bandi internazionali di Banca mondiale, Onu, Ue.

Sono le Pmi italiane del “System engineering” che il riordino dei Confidi da parte di Bankitalia e la stretta sui controlli attuata dalla Ue hanno messo in un limbo. Per partecipare ai bandi europei, infatti, le aziende devono offrire garanzie assicurative da parte di società autorizzate a emetterle verso enti pubblici. Le società italiane si rivolgevano comunemente ai cosiddetti Confidi minori (Consorzi e Cooperative di garanzia collettiva fidi disciplinati “dall’ex articolo 106” del Testo unico bancario). Dopo il riordino, Banca d’Italia ha comunicato alla Dg Devco (quella che si occupa di verificare la solidità delle garanzie per i bandi) le modifiche normative e soprattutto l’elenco dei confidi non autorizzati ad alcuna emissione. Sebbene non risulta fossero mai sorti problemi, il lungo elenco e 30 milioni di euro di fidi ancora attivi provenienti da società non autorizzate alle emissioni hanno allarmato Bruxelles, provocando una reazione tesa a respingere anche garanzie pienamente lecite, come quelle di banche e assicurazioni italiane, o di finanziarie sottoposte a vigilanza prudenziale equivalente (le “Vecchie 107” o quelle iscritte nel nuovo albo “unico”). Ammesse sembrano essere solo le garanzie di Sace «che però – aggiunge Roberto Azzaretto di Echo Research & Development – non sembra in grado di soddisfare l’inevitabile conseguente massiccio aumento delle richieste di garanzie finanziarie e si limita a fornire fidi molto ridotti rispetto alle necessità dell’azienda e generalmente insufficienti». Dal canto suo, Sace risponde: «Il problema è noto, tanto che è stato coinvolto anche il ministero degli Affari esteri. Abbiamo già erogato fidi ad alcune delle società coinvolte. Certo abbiamo un portafoglio da migliala di clienti ed è quantomeno anomalo che la Commissione accetti solo le garanzie di una nostra controllata, Sace BT, per ammettere le imprese italiane».

Dalla Dg Devco di Bruxelles affermano che non c’è alcun pregiudizio verso l’Italia e le sue Pmi, ma che le regole sono chiare, non le abbiamo rispettate e loro, oggi, si cautelano. I controlli, caso per caso, saranno più accurati e non si può stabilire a priori quanto tempo in più ci vorrà per ogni dossier.

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