
(di Vittoria Puledda – Repubblica Affari & Finanza)
Erano state il fenomeno del 2015, ma l’inizio del 2016 deludente per le Borse ha fatto emergere delle minusvalenze per i sottoscrittori. Così si sono raffreddati gli entusiasmi. Lo scorso anno le azionarie hanno reso il 18,73 per cento
Primi segnali di appannamento per la stella delle unit linked, dopo un inizio d’anno tanto complesso per i mercati. Questi prodotti sono stati il fenomeno delle polizze vita nel 2015, il coniglio tirato fuori dal cappello in grado di risolvere i problemi delle compagnie – a caccia di raccolta premi senza troppo assorbimento di capitale in termini di Solvency e senza troppi impegni verso i risparmiatori, come garanzie – ma in grado allo stesso tempo di soddisfare la ricerca di rendimento dei sottoscrittori. E in effetti per tutto il 2015 le unit linked hanno dominato le classifiche: più 46% la raccolta premi dell’anno – anche se in termini assoluti sono meno di un terzo della nuova produzione – e rendimenti soddisfacenti (relativamente parlando e costi a parte, spesso decisamente alti).
Adesso sembra arrivata la gelata precoce: i numeri Ania sulla raccolta si fermano a gennaio e mostrano un calo verticale dei nuovi premi: meno 20% rispetto a un anno fa, meno 30 rispetto al mese precedente, al livello più basso – come dato mensile – da dodici mesi a questa parte. Febbraio difficilmente darà maggiori soddisfazioni, visto l’andamento dei mercati: il calo delle Borse e sopratutto il fortissimo incremento della volatilità hanno avuto l’effetto di evidenziare fino in fondo che le unit linked sono prodotti finanziari a tutti gli effetti. Quindi, soggette alle oscillazioni dei mercati; anche a perdere soldi rispetto a quanto investito. Un risultato che non sorprende nessun sottoscrittore di un fondo comune azionario, ma che probabilmente non è messo del tutto in conto da chi sottoscrive una polizza (per quanto unit linked).
I dati relativi alle performance da inizio anno al 10-15 marzo (alcuni prodotti valorizzano la quota una volta alla settimana, non tutti i giorni) per qualche risparmiatore sono stati una doccia fredda: chi avesse investito il primo gennaio, dopo due mesi e mezzo in molti casi ha visto la sua polizza scendere sotto il valore del premio investito. Ovvio che una rondine non faccia primavera, è vero anche che sui mercati finanziari bisogna guardare al lungo termine e non certo ad un trimestre scarso; ma la scoperta non è piacevole. I dati da inizio 2016, raccolti da Morningstar Direct e relativi a 810 fondi interni alle Unit linked (cioè a quella specie di fondo dei fondi, che fa le scelte di investimento, in fondi della stessa casa o di altre sgr) mostrano infatti quanto succede normalmente sui mercati finanziari piuttosto che assicurativi (in senso tradizionale); quando tutto scende è difficile per un gestore far diversamente. Il database assicurativo di Morningstar Direct è ancora in via di costruzione, sul segmento unit linked, ma un primo quadro si può già avere: ebbene, quasi 670 fondi hanno performance in rosso da inizio anno; una decina non ha segnato variazioni e il resto dei fondi interni è in territorio positivo. Insomma, oltre l’80% delle polizze unit linked da inizio anno avrebbe fatto perdere dei soldi ai risparmiatori, anche nell’ordine del 10% in fondo alla classifica (per fortuna con oscillazioni nell’ordine dell’1% o poco più per molte unit); del resto, con le violente oscillazioni dei mercati, è difficile parare il colpo. Il punto è la consapevolezza del rischio percepito dall’assicurato. C’è da dire che in molti casi le unit linked vengono vendute con forme di “protezione” dei risultati ottenuti e, sempre più spesso, si vendono polizze “multiramo” in cui la gestione separata di ramo I (quella classica della polizza vita, con garanzia della restituzione del capitale, a scadenza) viene offerta congiuntamente ad una unit linked (ramo III) con rischio finanziario. Il rendimento complessivo è quindi un mix delle due voci (il Ramo I investe per quattro in bond governativi).
Resta il fatto che questo inizio d’anno è stato alquanto difficile. E il 2015 com’era andato? Secondo i dati Ania, l’anno scorso la performance dei fondi collegati alle unit linked è stata del 18,73% per gli azionari Italia mentre nello stesso periodo l’indice Morningstar per la stessa categoria segna un più 20,58%; i fondi interni “obbligazionario liquidità area euro” hanno registrato una performance negativa dello 0,9% secondo i dati Ania a fronte di un più 0,04% della categoria più simile per Morningstar (Euro money market). E ancora: i fondi unit segnano un -1,93% nella categoria obbligazionari puri corporate euro rispetto ad un meno 0,54% dell’Euro corporate bond (Morningstar).




