
(di Vitaliano D’Angerio – Plus24)
Con la «missiva» Inps a metà aprile sapremo la quota parte dell’ultimo stipendio che passerà alla pensione
Sette milioni di lavoratori privati da metà aprile sapranno quale sarà il loro futuro pensionistico. A oltre 20 anni dalla riforma Dini, l’Inps spedirà le buste arancioni, il documento che ci dirà quanti soldi abbiamo versato per le nostre pensioni (montante contributivo). A questa cifra saranno abbinati poi due indicatori economici come Pil e inflazione: sono però previsioni e quindi non c’è certezza. Resta il fatto che, seppur in modo approssimativo, verremo finalmente a sapere il famoso tasso di sostituzione, ovvero quanto ci mancherà in percentuale nella nostra pensione rispetto al nostro ultimo stipendio.
Il doppio effetto
La busta arancione avrà dunque un doppio effetto: ci renderà consapevoli del nostro futuro pensionistico e poi, ma qui si usa il condizionale, dovrebbe rappresentare una spinta a iscriverci a un fondo pensione allorché il tasso di sostituzione fosse molto più basso delle nostre aspettative. «A mio avviso bisognerebbe rendere obbligatoria l’iscrizione per i giovani a una forma di previdenza complementare – spiega Giambattista Chiarelli, responsabile investitori istituzionali per Italia e Sud Europa di Pictet –. In seconda battuta, poi, consentire che qualora volessero uscirne, siano liberi di farlo». Un meccanismo anglosassone dunque. Un atteggiamento responsabile. In Italia però qualcuno già sta perseguendo una strada simile.
La “soluzione” Prevedi
C’è un fondo pensione negoziale che ha trovato una terza via per agevolare l’iscrizione dei lavoratori. È il fondo degli edili, Prevedi. Nel contratto collettivo nazionale di settore, le parti istitutive del fondo hanno concordato un contributo che oscilla da 8 a 16 euro versato dal datore di lavoro a Prevedi. Il “contributo contrattuale” fa scattare l’adesione al fondo pensione senza alcun onere per il lavoratore. Non solo. L’iscritto avrà tutti i diritti degli altri aderenti. «L’iscrizione del lavoratore è dunque automatica – ricorda Diego Ballarin, direttore generale del fondo Prevedi – e non può cancellare la sua posizione. Si tenga conto però che non vi è alcun onere per il lavoratore. Soltanto lui decide se vuole o meno aggiungere altri contributi». Risultato? Prevedi oggi conta su 506mila iscritti contro gli appena 40mila di inizio 2015. Tanto che la Covip, l’authority del settore, l’anno scorso ha segnalato questo fondo pensione come esempio da seguire. E la busta arancione? «È un elemento importante di comunicazione e presa di coscienza ma dovrà avere una caratteristica – afferma Ballarin –, la semplicità: “Hai questo, avrai questo”. In caso contrario, sarà un’iniziativa infruttuosa». L’Inps dovrà prendere esempio dall’authority dell’energia che ha inviato la nuova bolletta elettrica: semplice e immediata.
Fondamentale il Tfr
Il primo passo è dunque l’iscrizione a una forma di pensione complementare. Ma basta iscriversi a un fondo pensione? «Ovviamente no – risponde Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza –. L’iscrizione non può essere simbolica. Per la previdenza complementare è fondamentale il versamento del Tfr». Il conferimento della cosiddetta liquidazione al fondo di previdenza complementare è l’elemento chiave. «Rappresenta il 7 per cento della retribuzione annua – sottolinea Corbello –. Se poi aggiungiamo il contributo del datore di lavoro e un ulteriore eventuale contributo del lavoratore, si raggiunge la soglia del 10 per cento». Da qui si parte, secondo gli esperti per costruire mattone dopo mattone la futura pensione. Prima si comincia meglio è: un salvadanaio da riempire e da rompere al momento di andare via dal lavoro. Senza dimenticare gli attuali sconti fiscali sulle somme versate; anche se sono in tanti a dire che il Governo potrebbe fare qualcosa in più.




