
(di Angelo Di Mambro – L’Arena)
Il gruppo assicurativo lancia il suo «Osservatorio Agroalimentare». Uno sguardo globale sull’economia e la politica del settore, ma anche sui mutamenti di scenario e sulle esperienze più innovative per il futuro
Un «pensatoio» per indagare, e capire, un’agricoltura in transizione. Questo vuole essere l’Osservatorio Agroalimentare di Cattolica, che tra pochi giorni sarà on-line con un sito web fatto di notizie, approfondimenti, spunti per la ricerca scientifica e video-interviste dalla prospettiva della gestione del rischio. La missione è esaminare i movimenti nel contesto generale nel suo legame con quanto succede in Italia.
Settimana dopo settimana l’Osservatorio proporrà uno sguardo globale sull’economia e la politica del settore, su temi di interesse per il contesto nazionale e locale. Cambiamenti climatici, imprese e mercati, politiche e innovazione saranno gli argomenti privilegiati.
Le istituzioni politiche e della conoscenza, la ricerca e i protagonisti di un settore in trasformazione saranno i destinatari.
Il tutto visto dalla prospettiva più generale del rischio, che appartiene storicamente all’agricoltura, ma che da «nicchia» diventa chiave interpretativa dei grandi mutamenti in atto nel settore.
Fare agricoltura è da sempre un’impresa rischiosa dal punto di vista economico. Caratteristica che dipende essenzialmente dalla stretta relazione che l’attività agricola ha con il materiale vivente e le condizioni meteorologiche.
Queste peculiarità, insieme al ruolo nel soddisfare bisogni primari della popolazione, sono tra le giustificazioni storielle ricorrenti per l’intervento pubblico in agricoltura.
Ma nuovi rischi si aggiungono a quelli noti, mentre le reti di protezione tradizionali delle politiche agricole sono state smantellate o mostrano di non essere più efficaci. Il regime delle quote di produzione del latte è un buon esempio. Oggi, a un anno dal termine del sistema in tutta Europa, e nel mezzo di una crisi di prezzo che ha molte cause, sono invocate come strumento salvifico di regolazione del mercato. Ma è il mercato di riferimento a non essere più solo europeo ma mondiale.
Durante la grande crisi del 2009 le quote erano in vigore ma non servirono a mettere al riparo le aziende da una volatilità dei prezzi che aveva carattere globale, più che nazionale o europeo.
Il mercato mondiale è un’opportunità che le aziende agricole e alimentari italiane stanno mostrando di saper cogliere, con un export che vale ormai quasi 37 miliardi di euro. Ma può esporle a squilibri tra domanda e offerta che possono originare dall’altra parte del pianeta.
Scelte politiche senza preavviso e senza motivazioni strettamente economiche, come abbiamo visto con la chiusura delle frontiere russe ai prodotti agroalimentari europei, prefigurano un tipo di rischio inedito. Esattamente come il rapido diffondersi, in numeri senza precedenti, di nuovi patogeni per le piante e gli animali, favorito dall’intensificarsi degli scambi globali e dai cambiamenti climatici.
Le interazioni tra clima e mercato globale e tra questi e le politiche che sono chiamate a governarli introducono l’imprevedibilità tipica dei sistemi complessi anche nel settore agroalimentare. Non è un passaggio che riguarda solo l’agricoltura, ma è dalla constatazione di questo passaggio che nasce l’Osservatorio Agroalimentare di Cattolica. Per offrire formazione, notizie e approfondimenti sull’agricoltura e l’industria alimentare dalla prospettiva che sembra racchiudere il senso della nostra epoca. La prospettiva del rischio e l’incertezza.



