Opinione della Settimana

Pensioni flessibili grazie alla previdenza, quell’occasione persa per gli esodati

Previdenza - Pensione Imc

(di Marco lo Conte – Oltre il Tfr)

Era l’inizio del 2011. A Telefisco, l’evento del Sole 24 Ore dedicato all’analisi e all’approfondimento delle novità normative dell’anno (Finanziaria, legge di Bilancio o legge di Stabilità) si analizza il decreto Salva-Italia. Sul palco gli esperti discutono sugli effetti dell’aumento dell’età pensionistica prevista dalla riforma Monti-Fornero sulla platea di chi – in ragione di accordi di secondo livello – esce dal mondo del lavoro in vista della pensione. Senza più un lavoro e senza ancora una pensione, migliaia di lavoratori si sarebbero trovati in un limbo indefinibile. Non si chiamavano ancora esodati, ma l’anomalia apparve subito a inizio 2011 davanti agli occhi dei presenti. L’attenzione di molti poi venne concentrata, grazie a quel tumultuoso “dibattito” di politica e politica economica tipicamente italiano, sulla quantificazione del numero degli esodati prima (ricordate le polemiche tra Inps e Ministero del Lavoro?) e sulle salvaguardie poi.

Altri come il sottoscritto, alcuni esperti e molti operatori dei fondi pensione, avanzarono e caldeggiarono una proposta semplice ed efficace: consentire all’esodato di accedere al proprio fondo pensione per “agganciare” l’innalzata età della pensione. Bastavano poche limature alla 252/2005 e la pensione integrativa e complementare avrebbe funzionato non in abbinata parallela alla pensione pubblica obbligatoria ma, diciamo così, in successione consequenziale, dando ossigeno a chi non l’aveva. Restava il problema per chi non aveva aderito ai fondi pensione e a chi non aveva accumulato un montante adeguato; ma questa possibilità avrebbe aiutato a rendere a tutti evidente l’importanza di questo sostegno individuale e volontario alla propria stabilità economica, educando cioè al risparmio previdenziale.

Ora, a cinque anni e mezzo di distanza, quell’idea è presa in mano all’esecutivo, come scrive Davide Colombo sul Sole 24 Ore.

Cosa sarebbe accaduto se la politica fosse stata più reattiva nel recepire le proposte del mondo della previdenza? Un’idea ce la forniscono due numeri: il costo delle sette salvaguardie per i quasi 200mila esodati avrà toccato gli 11,4 miliardi di euro, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, nei dieci anni durante i quali sono previsti gli stanziamenti dei governi che si sono succeduti. Denaro che hanno eroso il 13% del risparmio previsto dall’introduzione della riforma pensionistica Monti-Fornero. Per tacer dell’omogeneità dei criteri di accesso alle salvaguardie: cui sono rientrati anche soggetti che all’entrata in vigore della riforma Monti-Fornero un lavoro in taluni casi ce l’avevano. In molti, in questi giorni, masticano un “l’avevo detto” che non sarà elegante, ma che in questo caso è lo specchio di quello che è considerato uno se non il principale fattore di rischio per il sistema previdenziale: il rischio politico.

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