
Lo «sforzo incessante della Banca d’Italia e dell’Ivass è quello di temperare la oggettiva complessità delle norme primarie internazionali, come recepite via via nell’ordinamento nazionale, con norme secondarie relativamente semplici e trasparenti». Lo ha detto il direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass, Salvatore Rossi (nella foto), in un’audizione alla Commissione parlamentare per la semplificazione in merito ad una indagine conoscitiva su semplificazione e trasparenza nei rapporti con gli utenti nei comparti finanziario, bancario e assicurativo. Rossi ha sottolineato però che si tratta di uno «sforzo che ha esiti assai parziali, in quanto trova limiti obiettivi e stringenti nel quadro internazionale». Il dg di Bankitalia ha precisato che «la regolazione finanziaria è in misura crescente determinata fuori dai confini del nostro Paese». E nel tempo la tendenza si è «accentuata». In Europa «con l’avanzare dell’Unione Bancaria e la definizione del quadro regolamentare assicurativo detto di Solvency II» e nel mondo bancario «con i lavori del Financial Stability Board e del Comitato di Basilea».
I fallimenti di banche e assicurazioni non si possono evitare ma si possono minimizzare
«Non si possono evitare fallimenti di banche o di assicurazioni, si possono però minimizzare. Questo è avvenuto nella storia d’Italia», ha affermato Rossi spiegando che la «ragione storica della esistenza in tutto il mondo di autorità settoriali di vigilanza sui soggetti finanziari – banche e assicurazioni in primis – sta nel fatto che per essi, a differenza di qualunque altra impresa, la principale materia prima è la fiducia della gente».
Fiducia nella solidità e stabilità delle singole imprese e del settore «a cui vengono affidati i risparmi, da cui vengono ottenute risorse finanziarie in prestito o coperture assicurative. A garantirlo – ha detto Rossi – stavano norme la cui finalità ultima era la tutela di quella fiducia, esercitata in primo luogo vigilando, con gli strumenti messi a disposizione dalla legge, sulla gestione sana e prudente delle imprese finanziarie, poi anche sulla correttezza dei loro comportamenti nei confronti della clientela. In genere, peraltro, le due cose vanno insieme».
Rossi, nel 2015 da intermediari restituiti 65 milioni di euro
Nel 2015 gli intermediari finanziari «hanno restituito circa 65 milioni» di euro alla clientela, ha spiegato Rossi, precisando che «Banca d’Italia e Ivass fanno ispezioni sia sulla trasparenza della documentazione sia sugli obblighi di comportamento stabiliti dall’organizzazione interna». Quindi, ha aggiunto, «a fronte di violazioni e di comportamenti scorretti possono essere inflitte sanzioni amministrative o chiesti adeguamenti organizzativi» e nel caso di addebiti non dovuti la Banca d’Italia «ordina la restituzione di somme alla clientela».
Eccesso trasparenza può trasformarsi in una beffa
«Nei mercati bancario e assicurativo i casi di asimmetria informativa sono frequenti: ad esempio, il cliente può non disporre di quelle informazioni che lo mettano in grado di valutare se un certo prodotto, pur corrispondente alle sue esigenze, sia effettivamente il migliore disponibile sul mercato a quel prezzo. È per porre riparo ad asimmetrie di questo tipo che si impongono obblighi agli operatori professionali attraverso la disciplina della trasparenza. Quest’ultima tuttavia, se eccessiva, diviene controproducente – è il monito di Rossi –. Se la documentazione che accompagna un prodotto finanziario è troppo corposa, scritta con un linguaggio tecnico-giuridico comprensibile solo da specialisti, magari con l’obiettivo di sgravarsi di responsabilità piuttosto che di illustrare ciò che è utile per i clienti, allora la trasparenza si trasforma in una beffa». Durante l’audizione parlamentare, il direttore generale della Banca d’Italia e Presidente dell’Ivass ha inoltre segnalato come «la normativa europea non sia estranea a questa deriva».
Sul fronte controversie, «Banca d’Italia è in questo momento impegnata nel potenziamento dell’Arbitro bancario finanziario (Abf)» ha quindi detto Rossi in audizione, spiegando che si tratta di «un organismo di risoluzione alternativa delle controversie promosso, finanziato e gestito dalla Banca ma composto da collegi indipendenti, con personalità terze nominate in parte dalla Banca stessa ma in parte dai principali soggetti interessati alla materia: intermediari e clienti (consumatori e imprese)».
Rossi ha sottolineato che «è uno strumento semplice e poco costoso per dirimere quelle controversie fra le banche e i loro clienti che i ricorrenti non vogliono portare in un’aula di tribunale, con i costi di assistenza legale e le lungaggini conseguenti». E all’Abf «si sono rivolti nel 2015 più di 13mila clienti di banche».




