Opinione della Settimana

La polizza si fa hi-tech

Intelligenza artificiale - Tecnologia - Digitalizzazione Imc

(di Anna Messia – Milano Finanza)

Secondo le analisi Accenture i clienti vogliono sempre più tecnologia e servizi. Nel 2016 le compagnie mondiali hanno speso più di 1,5 mld per start up digitali e l’Italia pesa il 2%. Chi resta fuori è perduto

I clienti assicurativi sono pronti a fare il grande salto verso la tecnologia e la digitalizzazione. Le compagnie di tutto il mondo si stanno già muovendo e l’Italia non è da meno. È noto che proprio nella Penisola c’è il più alto numero d’Europa di scatole nere installate sull’automobile, con 5,6 milioni di polizze connesse e una penetrazione del portafoglio auto del 17%, superiore all’incidenza americana pari al 6%. Ma le potenzialità sono enormi: vanno dall’offerta di prodotti innovativi per la salute, all’utilizzo di nuove tecnologie per la protezione della propria abitazione o anche per i propri spostamenti, e chi si muoverà per primo nella giusta direzione potrà sbaragliare la concorrenza. Anche perché, come emerge dall’ultima ricerca della società di consulenza Accenture sulle attitudini dei consumatori, i clienti vorrebbero già oggi sperimentare nel settore assicurativo soluzioni innovative che hanno utilizzato in altri ambiti, come per esempio i viaggi.

Dall’analisi di Accenture emerge che il 64% dei clienti intervistati (in totale più di 32 mila in 18 mercati diversi) gradirebbe, per esempio, ricevere in tempo reale, mentre è alla guida, notifiche su itinerari con elevata frequenza di sinistri. E non si tirano indietro neppure davanti a nuovi canali di vendita. Il 74% si dice favorevole all’introduzione di sistemi di consulenza automatizzati in ambito assicurativo, mentre scende al 30% la percentuale di chi si dichiara disponibile a considerare eventuali offerte assicurative provenienti da distributori non convenzionali, come possono essere Google, Amazon oppure una catena di supermercati. Percentuali che sono quattro anni fa erano però decisamente più basse. I consumatori, insomma, sono cambiati e la rivoluzione passa anche nel mercato italiano, dove secondo le analisi di Accenture «il 79% dei consumatori si è dichiarato interessato all’acquisto di un dispositivo legato al servizio di casa connessa per i prossimi tre anni e più del 62% è invece interessato a servizi connessi legati alla salute», dice Amato Della Vecchia, Insurance Lead di Accenture Strategy. E le previsioni di crescita sono sorprendenti, visto che si calcola che nei prossimi 3-5 anni gli italiani in possesso di uno strumento digital health (come gli orologi che misurano la pressione del sangue o lo stile di vita) passino dall’attuale 8 al 40%. Mentre i dispositivi per la casa connessa lieviteranno dal 6 al 39%.

Un cambiamento epocale che obbliga le assicurazioni a rivedere dalle fondamenta le proprie strategie. E, in effetti, le compagnie non stanno ferme. Gli investimenti in insurtech, come viene definito il fenomeno legato alla nascita di start up dedicate all’innovazione del business assicurativo tramite la tecnologia, nell’ultimo anno sono cresciuti nel mondo del 27%, passando da 1,24 miliardi di euro nel 2015 a 1,69 miliardi nel 2016. Un trend in continua espansione se paragonato agli 870 milioni del 2014 (dati Cb Insights). «L’Italia rappresenta meno del 2% degli investimenti insurtech globali, con gli Stati Uniti che invece veicolano l’80% del totale», spiega Della Vecchia, che aggiunge il fatto che nella Penisola le assicurazioni «sono penalizzate da un mercato meno flessibile e da una regolamentazione molto più rigida rispetto a quella tipica dei paesi anglosassoni».

Ma anche da noi c’è fermento e ci sono compagnie che collaborano sempre di più con le start up innovative. Come la padovana Floome, che ha sviluppato un etilometro da collegare direttamente allo smartphone e ha ricevuto recentemente una partecipazione di Axa Strategic Venture, ma anche Neosurance, che offre soluzioni assicurative istantanee sullo smartphone o sul tablet, oppure Axieme, che in Italia offre soluzioni peer to peer, basata cioè sulla creazione di gruppi di acquisto. «Gli assicuratori dovranno sviluppare un modello di business capace di restare vicino al cliente, passando da semplice rivenditore di polizze e pagatore di indennizzi a un vero e proprio fornitore di servizi coerenti con i bisogni della vita quotidiana», conclude Della Vecchia, «un modello flessibile ed aperto, che sia in grado di sfruttare le opportunità generate dall’integrazione di prodotti, servizi e nuove tecnologie disponibili in settori diversi da quello assicurativo». Un ecosistema di partnership, come la definiscono in Accenture, che generi valore attingendo a risorse e capacità di cui gli assicuratori non dispongono. Il rischio di restare fermi è altissimo: per chi non si muoverà nella giusta direzione, recenti analisi della società di consulenza stimano un rischio di perdita del 30-40% del risultato operativo entro il 2020. E addirittura l’estinzione per le compagnie più deboli.

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