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GB: tory in rivolta su proposta Johnson di aumentare i contributi sociali al sistema sanitario nazionale

Per i conservatori la proposta danneggerebbe lavoratori in attività a basso reddito favorendo i ricchi pensionati

Un singolare scambio delle parti è in corso nel parlamento inglese ed ha per oggetto il progetto governativo di far giungere al sistema sanitario nazionale nuovi finanziamenti in grado di consentirgli si smaltire il grave ritardo di prestazioni raggiunto durante la pandemia. Il premier Boris Johnson propone di aumentare di almeno un punto i contributi sociali dei lavoratori ma il suo partito è in rivolta mentre i laburisti appoggiano i progetto. L’aumento dell’assicurazione nazionale pianificato da Johnson è stato descritto privatamente da alti esponenti dei tory come “idiota”, con un membro del gabinetto che ha considerato la proposta “moralmente, economicamente e politicamente sbagliata”.

I deputati hanno avvertito che l’aumento contrasterebbe con la promessa fatta da Johnson agli elettori nella consultazione del 2019 e si tradurrebbe in un aiuto dei lavoratori più giovani che sovvenzionano l’assistenza agli anziani.

Il primo Ministro – scrive The Telegraph – “cercherà di giustificare l’aumento come necessario per eliminare l’arretrato di pazienti nelle liste d’attesa degli ospedali, dopo che le proiezioni ufficiali hanno suggerito che il numero di quanti sono in attesa potrebbe raggiungere i 13 milioni di persone”.

Il nuovo National Health System (NHS) and Social Care Levy, porterebbe con sé un aumento di almeno 1 punto percentuale sui contributi assicurativi nazionali (NICs) dei dipendenti e dei datori di lavoro e dovrebbe essere imposto a partire dal prossimo aprile, per coincidere con l’aumento del finanziamento del servizio sanitario. Fonti hanno suggerito che il signor Johnson potrebbe arrivare a salutare il prelievo come una mossa pro-sindacati sulla base del fatto che sarebbe una misura volta a sostenere il NHS e l’assistenza sociale..

Telegraph riferisce l’indiscrezione di un commento di un ministro del gabinetto che fa proprie argomentazioni normalmente associate alla sinistra. L’aumento dei contributi – ha spiegato – colpirebbe tutti i lavoratori in attività anche quelli a basso reddito. “Se hai tutto il tuo reddito da investimenti e proprietà – ha spiegato il ministro, rimasto anonimo – non paghi un centesimo, ma se lavori duramente per un salario minimo, vieni colpito. Dopo tutto quello che è successo negli ultimi 18 mesi, non possono seriamente pensare ad un’incursione fiscale sui lavoratori dei supermercati e sulle infermiere, così che i figli dei proprietari di case del Surrey possano ricevere eredità più grandi. È una presa in giro totale del programma di livellamento”.

In effetti gli aumenti contributivi verrebbero pagati dai lavoratori per favorire prestazioni sanitarie di cui beneficiano soprattutto i pensionati, anche quelli più agiati.

Contrario al piano di Johnson è anche Sir John Major, l’ex primo ministro. “Non penso che dovrebbero usare i contributi assicurativi nazionali – ha detto – penso che sia un modo regressivo di farlo. Preferirei farlo in modo diretto e onesto e metterlo sulla tassazione”.

D’altra parte Sir Lain Duncan Smith, l’ex leader dei Tory, ha osservato che se il premier avesse scelto la via fiscale per sostenere il NHS, si sarebbe assistito al “più grande aumento delle tasse dai tempi di Clement Attlee” (primo ministro laburista che nel 1948 istituì il Servizio Sanitario Nazionale).

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