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GB: gli assicuratori a favore per la riforma di Solvency II proposta dal governo

Se passasse la linea dell’authority di vigilanza Pra il paese “perderebbe la palla sulla linea di meta” regalando la vittoria alle compagnie del continente

Inizialmente le aspettative dell’industria erano diverse. Gli assicuratori britannici erano fiduciosi che la revisione di Solvency II – la disciplina prudenziale sulle compagnie non più in vigore in Gran Bretagna dopo la Brexit – sarebbe stata l’occasione per rendere il sistema regolamentare dell’isola più competitivo – leggi: più leggero e meno invasivo – rispetto a quello continentale. Ora tuttavia le compagnie sembrano preoccupate per un esito opposto. Mentre la commissione europea ha annunciato un alleggerimento dei requisiti regolamentari con il restyling di Solvency II, la Gran Bretagna non ha ancora imboccato una strada precisa. Almeno per quanto riguarda un aspetto della disciplina prudenziale che sta particolarmente a cuore all’industria, quello del risk margin. Con quel termine, nella disciplina prudenziale, si garantisce l’equivalenza tra il valore complessivo delle riserve tecniche e l’importo che l’impresa di assicurazione o di riassicurazione dovrebbe normalmente pagare oggi se trasferisse immediatamente i propri diritti e obblighi contrattuali verso un’altra impresa. Abbassando il “margine di rischio” viene liberato capitale regolamentare e la compagnia ha maggiori risorse per crescere. In Europa l’alleggerimento del risk margin è nell’agenda dei regolatori ma in Gran Bretagna non è chiaro. Il ministero del Tesoro l’ha incluso nel progetto di riforma di Solvency II annunciato nei mesi scorsi ma l’argomento – riferisce Pensions Age – non sembra essere una priorità per la Prudential Regulation Authority (PRA), l’autorità di vigilanza sulla stabilità, impegnata anch’essa sullo stesso fronte. E l’industria è in allarme.

“Se il Regno Unito non segue l’Europa continentale nella riforma di Solvency II – ha detto Huw Evans nel suo ultimo giorno da direttore generale dell’Abi, associazione degli assicuratori inglesi, subirà una “penalizzazione da Brexit” con l’ulteriore “trasferimento su larga scala di hub assicurativi e contratti già visto dal 2016”. “Avendo visto il ruolo del Regno Unito come capitale assicurativa dell’Europa diminuito dalla Brexit, cogliamo almeno l’opportunità di riformare Solvency II che si presenta? O, per usare una metafora del rugby, perdiamo la palla sulla linea di meta all’80esimo minuto, regalando ai nostri concorrenti (che hanno avuto il buon senso di segnare prima) la vittoria?” “Nel paese – ha detto ancora – “sembra esserci una certa confusione tra la Prudential Regulation Authority (PRA) e il governo britannico su chi deve decidere la riforma di Solvency II e, in particolare sui suoi obiettivi”.

Sulla strada da imboccare gli assicuratori inglesi non hanno dubbi: “Mentre nessuno potrebbe sostenere che la PRA non dovrebbe avere le proprie opinioni, è sicuramente un principio importante del processo decisionale post-Brexit che la portata di una revisione e in definitiva le decisioni che ne derivano siano prese da politici democraticamente eletti”

Leggi anche GB: maggiori poteri di regolamentazione per le authority di vigilanza

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