La digitalizzazione trasforma il sistema bancario mentre cresce l’allarme per la desertificazione dei territori

Per la prima volta nella storia del sistema bancario italiano, il numero degli sportelli attivi è sceso sotto la soglia simbolica delle 20mila unità. Al 31 dicembre 2024, gli sportelli bancari si sono attestati a 19.655, registrando una diminuzione di 505 unità rispetto all’anno precedente, con una riduzione del 2,5% che segna un punto di svolta epocale per il settore creditizio nazionale.
Questa contrazione, che coinvolge principalmente le banche appartenenti ai grandi gruppi, conferma una tendenza ormai consolidata verso la razionalizzazione della rete fisica a favore di modelli digitali e consulenziali. Secondo un report del Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati della Banca d’Italia, il fenomeno si inserisce in una trasformazione strutturale più ampia che sta ridisegnando completamente i rapporti tra istituti di credito e clientela.
La metamorfosi del sistema bancario italiano emerge chiaramente dai numeri: mentre gli sportelli tradizionali diminuiscono, i promotori finanziari registrano un incremento significativo, passando da 31.259 a 35.963 unità, con una crescita del 15,1% che corrisponde a 4.704 nuove figure professionali. Questo dato evidenzia un cambio di paradigma nei modelli distributivi, dove alla riduzione degli sportelli fisici corrisponde un potenziamento della consulenza finanziaria mobile, più flessibile e orientata alla relazione personalizzata.
Il calo ha interessato in particolare le banche spa incluse nei gruppi, che hanno chiuso 486 filiali, passando da 14.956 a 14.470 unità, con una flessione del 3,2%. Le banche appartenenti ai grandi gruppi rafforzano notevolmente questa strategia, aumentando di oltre 4.400 unità il proprio personale dedicato alla promozione finanziaria, da 28.480 a 32.919 promotori.
Parallelamente, anche l’infrastruttura tecnologica mostra segnali di contrazione: gli sportelli automatici (ATM) sono diminuiti da 37.844 a 36.324, registrando una perdita di 1.520 unità pari al 4,0%. La riduzione è ancora più marcata se si osservano le sole banche spa nei gruppi, che hanno eliminato 1.831 ATM, passando da 29.629 a 27.798 dispositivi, con una flessione del 6,2%. In controtendenza rispetto al trend generale, BancoPosta ha aumentato il numero dei propri sportelli automatici da 7.978 a 8.225, con un incremento di 247 unità pari al 3,1%, confermando il proprio ruolo di presidio nei territori e mantenendo una presenza capillare soprattutto nei piccoli comuni. Molto contenuta, invece, la variazione nel numero dei negozi finanziari, che sono passati da 1.810 a 1.838, con un incremento di appena 28 unità, segnale di stabilità per questa tipologia di canale distributivo utilizzata per l’intermediazione creditizia.
Particolarmente significativa risulta la contrazione del numero dei terminali di pagamento elettronico (POS), che sono diminuiti da 973.744 a 752.465, con una perdita complessiva di 221.279 dispositivi, pari a una riduzione del 22,7%. Il calo assume proporzioni drammatiche per le banche spa dei gruppi, che hanno visto i propri POS scendere da 816.943 a 596.718, con un crollo di 220.225 unità e una flessione del 27%. Le ragioni di questa diminuzione potrebbero essere legate a riclassificazioni metodologiche, all’uscita dal mercato di operatori specializzati, o alla sostituzione dei POS tradizionali con tecnologie integrate in smartphone e dispositivi mobili.
La reazione del mondo imprenditoriale non si è fatta attendere. Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa, ha espresso preoccupazione per questa evoluzione: «È un segnale allarmante che non può essere ignorato. Dietro questa razionalizzazione, che viene spesso giustificata con la digitalizzazione e l’efficienza dei servizi, si nasconde una progressiva desertificazione finanziaria che penalizza in modo drammatico le aree interne, i piccoli comuni e l’economia diffusa del nostro Paese».
Spadafora ha sottolineato come le piccole e medie imprese, così come molti cittadini, continuino ad avere bisogno di un presidio fisico e di un rapporto umano con gli operatori bancari, soprattutto per operazioni di credito, consulenza o semplici transazioni quotidiane. «L’aumento dei promotori finanziari non può compensare il venir meno della rete di filiali, tanto più che questi professionisti non sono accessibili a tutti, né sempre presenti nei territori più fragili», ha aggiunto il vicepresidente di Unimpresa. Il rischio, secondo Spadafora, è che il sistema bancario diventi «sempre più selettivo e distante, attento solo alle grandi realtà urbane e meno incline a servire chi non genera margini elevati». Per questo motivo, Unimpresa chiede al governo di aprire un tavolo permanente con Abi, Banca d’Italia e associazioni d’impresa per affrontare il tema dell’inclusione finanziaria, prima che diventi un’emergenza sociale e produttiva.
La distinzione tra banche appartenenti a gruppi e banche indipendenti rivela differenze rilevanti nell’approccio a questa trasformazione. Le prime rappresentano la componente dominante del sistema bancario italiano e guidano i principali processi di cambiamento, mentre le seconde, spesso di dimensioni ridotte e con una forte presenza territoriale, mantengono un presidio più stabile e meno soggetto a dinamiche industriali. Tuttavia, anche tra le banche non incluse nei gruppi si osservano segnali di adattamento, con una leggera crescita degli ATM e dei promotori.
Dietro questi numeri si nasconde il profondo mutamento del modello di relazione tra banca e cliente: meno sportelli, più consulenti mobili. Le banche scelgono di intercettare i bisogni delle famiglie e delle imprese fuori dalle filiali, privilegiando l’incontro personalizzato e la capacità di costruire soluzioni su misura. Questa strategia risponde all’esigenza di contenere i costi mantenendo la qualità del servizio, in uno scenario in cui il valore della prossimità non è più solo geografico, ma sempre più relazionale e digitale.
Secondo gli analisti del Centro studi di Unimpresa, i dati del 2024 confermano una transizione strutturale del settore bancario verso una presenza fisica più leggera, un uso sempre più pervasivo della consulenza finanziaria personalizzata e un’infrastruttura tecnologica che deve ancora consolidarsi in termini di uniformità ed efficienza. Le banche italiane stanno cercando di bilanciare il contenimento dei costi con la qualità del servizio, affrontando la sfida di mantenere questo equilibrio nei prossimi anni, evitando che la razionalizzazione si traduca in esclusione o inaccessibilità per le fasce più fragili della popolazione.




