La banca di Piazzetta Cuccia accelera sull’acquisizione di Banca Generali per difendersi dall’offerta di Monte dei Paschi
Mediobanca ha archiviato l’esercizio 2024-2025 con numeri da record assoluto, ma dietro i risultati brillanti si nasconde una battaglia strategica che sta già costando cara alla banca guidata da Alberto Nagel. L’istituto milanese ha chiuso al 30 giugno con un utile netto di 1.330,1 milioni di euro, in crescita del 4,5% rispetto all’anno precedente, mentre i ricavi di gruppo hanno toccato il nuovo picco di 3,7 miliardi. Una performance che testimonia la solidità del modello di business, con una tenuta del margine di interesse e una brillante crescita della componente commissionale del 14,2% su base annua.
Il quarto trimestre ha confermato la tendenza positiva con un utile di 336,9 milioni, mentre il ROTE di gruppo si è mantenuto al 14,2%, numeri che hanno spinto il consiglio di amministrazione a proporre un dividendo annuale di 1,15 euro per azione, con un incremento del 7,4% e un payout del 70%. Non solo: è stato avviato il terzo piano di riacquisto di azioni proprie per un controvalore di 400 milioni, pari a circa il 2,6% del capitale. Ma è nel wealth management che si intravedono le prime crepe della strategia difensiva messa in atto contro l’offerta di Monte dei Paschi di Siena. Gli ultimi sei mesi, caratterizzati dall’incertezza strategica derivante dall’ops di MPS, hanno visto l’uscita di banker di Mediobanca Private con deflussi di quasi 1,5 miliardi, una emorragia che preoccupa il management e che potrebbe intensificarsi.
Per questo motivo, Piazzetta Cuccia ha deciso di accelerare sull’acquisizione di Banca Generali, individuando nel 21 agosto la nuova possibile data per l’assemblea straordinaria chiamata a pronunciarsi sull’offerta. Una mossa che Alberto Nagel ha definito strategica durante la conference call sui risultati: “La situazione con Banca Generali è interessante e merita approfondimenti legali, in quanto saremo sotto take over e allo stesso tempo offerenti”. Il CEO ha spiegato che l’offerta, una volta pubblicata e con la maggior parte delle condizioni soddisfatte, diventa legalmente vincolante e “non può essere ritirata secondo la volontà dell’offerente”, sia che si tratti di Mediobanca standalone che come parte di MPS.
La strategia difensiva si inserisce nel contesto del secco rifiuto dell’offerta di Monte dei Paschi, giudicata dal board “del tutto inadeguata e non conveniente”. Secondo i calcoli di Mediobanca, l’ops senese presenta un premio negativo del 30% rispetto alla valutazione considerata fair, oltre a essere priva di un reale razionale industriale. Le stime interne parlano di dissinergie comprese tra 460 e 665 milioni di euro, derivanti principalmente dalla perdita di clienti e talenti nel wealth management e nel corporate investment banking. Un’integrazione che, secondo Nagel, trasformerebbe l’entità aggregata in “una banca commerciale generalista di medie dimensioni, fortemente esposta al contesto macroeconomico” senza un rafforzamento concreto in alcun segmento strategico.
Guardando al futuro, Mediobanca mantiene un outlook positivo nonostante le turbolenze. “Per il prossimo esercizio ci aspettiamo un altro anno di crescita in uno scenario più difficile”, ha dichiarato Nagel, annunciando obiettivi di reclutamento ambiziosi con circa 115 venditori nel wealth management, il 70% a costi variabili. L’istituto si aspetta un rendimento cumulativo del 30% negli anni 2025-2028, con una progressione dal 9% nel 2026 all’11% nel 2028. Una fiducia che si basa sui risultati degli ultimi dieci anni, durante i quali, come ha sottolineato il CEO, “siamo stati sempre in grado di superare le aspettative e questo si è riflesso nel titolo di Mediobanca”.
La partita con Monte dei Paschi è tutt’altro che chiusa, ma Mediobanca sembra aver trovato nella crescita organica e nell’espansione nel wealth management attraverso Banca Generali la sua strada per mantenere l’indipendenza e continuare a crescere sui mercati che meglio conosce.




