Legambiente: oltre 17 miliardi di perdite stimate entro il 2029. Servono strategia e prevenzione per ridurre l’impatto del rischio climatico

La crisi idrica italiana non è più solo un tema ambientale, ma una vera questione economica e di rischio sistemico. Tra siccità, alluvioni e inquinamento, il Paese paga una gestione frammentata delle risorse idriche, con danni crescenti per il sistema produttivo e assicurativo. Lo evidenzia Legambiente, che al Forum nazionale Acqua di Roma ha diffuso dati allarmanti: dal 2017 al 2025 si contano 142 eventi di siccità prolungata, con impatti su agricoltura, allevamento e distribuzione idrica. Negli ultimi quattro anni si concentra il 75% dei casi, segno di un’accelerazione netta del fenomeno. Secondo uno studio dell’Università di Mannheim e della BCE, la sola siccità del 2025 costerà 6,8 miliardi di euro, cifra destinata a salire a 17,5 miliardi entro il 2029.
L’altra faccia del rischio è l’eccesso d’acqua: 179 stati di emergenza per alluvioni e frane tra il 2013 e il 2022, con 15 miliardi di danni diretti, a cui si sommano le perdite legate agli eventi del 2023 in Emilia-Romagna, Toscana e Marche. Un bilancio che incide direttamente sui costi assicurativi, sulla definizione delle coperture e sulle strategie di prevenzione del settore. «La resilienza idrica deve entrare nell’agenda politica italiana», avverte Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. «Senza una governance integrata e piani di prevenzione strutturali continueremo a rincorrere emergenze e a pagare un conto economico e ambientale sempre più salato».
Anche la Corte dei conti segnala le inefficienze: 210 milioni di euro di multe già versate per inadempienze alle direttive UE sulle acque reflue e circa 300 milioni ancora da corrispondere entro il 2030. Nonostante gli oltre 20 miliardi spesi per la mitigazione del dissesto idrogeologico dal 1999, solo un terzo dei progetti è stato completato. Il PNRR ha destinato 5,3 miliardi di euro alla rete idrica, ma appena il 2% degli interventi risulta concluso.
Per il mondo assicurativo, questi dati segnalano un rischio strutturale e crescente, che impone una revisione dei modelli di underwriting e pricing, nonché un dialogo più stretto con istituzioni e imprese per favorire la prevenzione. L’acqua, oggi, è un indicatore chiave di stabilità economica e di sostenibilità, e il settore assicurativo sarà tra i primi a misurarne gli effetti.
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