Hacker legati all’Iran paralizzano sistemi interni della multinazionale medicale, sollevando interrogativi su rischi geopolitici e coperture assicurative

Un massiccio attacco informatico ha colpito Stryker, gigante statunitense della tecnologia medicale, causando interruzioni globali delle operazioni e mettendo in evidenza la crescente esposizione delle aziende ai rischi geopolitici digitali. “I nostri prodotti connessi rimangono sicuri da usare, l’incidente è stato contenuto”, ha precisato l’azienda, sottolineando però come le funzioni interne, tra cui i sistemi di ordinazione elettronica, siano state paralizzate, costringendo centinaia di dipendenti offline e alcune strutture sanitarie a sospendere temporaneamente operazioni critiche.
Secondo funzionari statunitensi citati dal Wall Street Journal, l’attacco potrebbe rappresentare “il più significativo cyber attacco bellico mai registrato contro gli Stati Uniti”, spostando un conflitto finora limitato al Golfo direttamente nei network aziendali americani.
“Questo è il primo conflitto prolungato in cui abbiamo avuto un ruolo importante che integra operazioni cyber e cinetiche da entrambe le parti”, ha dichiarato Cynthia Kaiser, ex alto dirigente cyber dell’FBI e oggi vicepresidente senior di Halcyon. Stryker produce impianti articolari, sistemi chirurgici robotici e altri dispositivi medici utilizzati negli ospedali di tutto il Paese, e nonostante i disagi temporanei alcuni ospedali abbiano scelto di sospendere l’uso di sistemi di trasmissione dei dati vitali dei pazienti, l’azienda ha assicurato che i sistemi stessi funzionano regolarmente.
L’evento mette in luce anche implicazioni assicurative importanti: “Un attacco di questa portata può generare perdite per interruzione di attività, costi di risposta agli incidenti, indagini forensi, comunicazioni di crisi e potenziali responsabilità verso terzi”, osservano esperti del settore, ricordando che le polizze devono affrontare esclusioni per guerre, cyberterrorismo e attacchi sponsorizzati dallo Stato.
Jen Easterly, ex direttrice della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency, ha aggiunto: “L’ambiente di minaccia resta elevato, l’Iran mantiene capacità cyber piuttosto formidabili”. Il gruppo hacktivista Handala, che ha rivendicato l’azione, si presenta come indipendente, ma secondo funzionari occidentali e statunitensi è legato al Ministero dell’Intelligence e Sicurezza iraniano, e la società israeliana Check Point lo descrive come “in prima linea nella guerra cibernetica nazionale dell’Iran, con focus crescente su obiettivi europei e americani”.
Gli investigatori ritengono che l’intrusione sia iniziata con credenziali compromesse di dipendenti o collaboratori, probabilmente tramite phishing, e che gli hacker abbiano sfruttato Microsoft Intune per cancellare dati da laptop e telefoni aziendali. Kevin Lobo, CEO di Stryker, ha dichiarato: “Questo evento sottolinea il più ampio panorama di minacce che le aziende affrontano oggi”, ribadendo come la cybersicurezza sia ormai una priorità strategica non solo per governi e infrastrutture critiche, ma per tutte le imprese globali.




