La “Cyber Insurance and AI 2026” commissionata da QBE e condotta da Opinium su 400 imprese italiane mostra un’esposizione crescente e un profilo delle minacce in rapida evoluzione. Il 24% ha già fronteggiato un incidente in cui l’intelligenza artificiale ha supportato l’attacco

Quasi un’azienda italiana su due ha subito almeno un attacco informatico nel corso degli ultimi dodici mesi. Il dato emerge dalla ricerca “Cyber Insurance and AI 2026“, commissionata da QBE e condotta da Opinium tra il 31 marzo e il 15 aprile 2026 su un campione di 400 imprese italiane con organico compreso tra i 100 e i 2.000 dipendenti.
La percentuale si attesta al 47%, in crescita rispetto al 44% rilevato nella precedente edizione del 2025, e inquadra un Paese in cui la superficie di rischio cyber si allarga con continuità. La ricerca, estesa a 15 Paesi, conferma che le minacce informatiche alle aziende italiane stanno cambiando natura, anche per effetto della diffusione dell’intelligenza artificiale.
Il dato sull’esposizione non è isolato. Quando gli attacchi vanno a segno, le conseguenze si traducono in perdite concrete: il 50% delle imprese colpite ha registrato una riduzione diretta del fatturato. Non sorprende, quindi, che il 71% delle aziende preveda di aumentare il budget dedicato alla cybersecurity nei prossimi dodici mesi.
La crescita degli investimenti pianificati riflette una consapevolezza che si sta consolidando trasversalmente, indipendentemente dal settore o dalla dimensione. Anche la capacità di risposta agli incidenti è migliorata: l’85% delle imprese dispone oggi di un piano strutturato, contro l’80% registrato un anno fa. Un progresso che indica un cambio di approccio, ma che lascia ancora una quota non marginale di aziende prive di procedure formalizzate.
Sul fronte delle minacce, uno degli elementi più rilevanti della ricerca riguarda il ruolo della supply chain come vettore di attacco. Il 58% delle imprese che ha subito almeno un incidente negli ultimi dodici mesi riconosce i fornitori esterni come parte del problema. Nel dettaglio, il 31% attribuisce a soggetti terzi solo alcuni degli attacchi subiti, il 17% la maggior parte e il 9% la totalità.
Stefano Pompeo, Senior Cyber Underwriter di QBE Italia, ha commentato: «La crescente esposizione agli attacchi cyber ha portato le aziende italiane a sviluppare una maggiore consapevolezza del rischio. Questi dati mettono in luce l’importanza di una gestione estesa della sicurezza, che non si limita quindi al solo perimetro aziendale».
Il capitolo sull’intelligenza artificiale è forse quello che ridisegna più strutturalmente lo scenario. Il 71% delle imprese italiane intervistate dichiara di utilizzare già l’IA nelle proprie operazioni quotidiane, e l’87% degli intervistati si attende un impatto positivo sull’azienda nel corso dei prossimi due anni. Una diffusione rapida, che porta tuttavia con sé esposizioni nuove.
Il 24% delle aziende ha dichiarato di aver affrontato, negli ultimi dodici mesi, almeno un incidente informatico in cui l’intelligenza artificiale è stata impiegata a supporto dell’attacco. Non si tratta di una proiezione futura, ma di una realtà già documentata: l’IA entra nel repertorio offensivo e amplifica la capacità degli attaccanti di personalizzare, scalare e rendere più efficaci le campagne malevole. La stessa tecnologia che le aziende adottano per ottimizzare i processi viene dunque utilizzata anche dall’altra parte, con asimmetrie di velocità e scala che le infrastrutture di difesa tradizionali faticano ad assorbire.
La ricerca è stata condotta da Opinium, agenzia indipendente di ricerche di mercato fondata a Londra nel 2007, membro della Market Research Society, del British Polling Council e di ESOMAR. Il campione italiano include dirigenti, manager e figure con responsabilità in ambito informatico, amministrativo e assicurativo. I dati completi delle rilevazioni 2025 e 2026 sono disponibili su richiesta.
Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/04/10/qbe-italia-potenzia-il-team-cyber-anahi-finocchio-nuova-underwriter/




