Il nuovo organismo di risoluzione delle controversie creato da Ivass ha registrato un avvio ben oltre le aspettative, con una composizione dei ricorsi che ribalta le previsioni storiche.

L’Arbitro assicurativo ha debuttato con numeri che nessuno si aspettava. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, dall’avvio operativo a gennaio 2026, l’organismo istituito da Ivass per la risoluzione stragiudiziale delle controversie nel settore assicurativo ha già ricevuto 1.500 ricorsi, un vero e proprio “boom”. Ma non è solo la quantità a sorprendere: è la composizione stessa dei ricorsi a offrire una lettura inedita del rapporto tra i consumatori italiani e le proprie polizze. La fotografia è emersa nel corso di un convegno organizzato dall’Acf — l’Arbitro per le controversie finanziarie di Consob — nell’ambito del Salone del Risparmio.
Il dato più dirompente riguarda la distribuzione per ramo. Circa il 15% dei ricorsi è relativo alle polizze vita, e meno di un terzo riguarda la Rc Auto. Un’inversione netta rispetto al trend storico dei reclami formali ricevuti ogni anno da Ivass, che si attestano tradizionalmente intorno ai 36 mila e si concentrano in larga misura proprio sulla responsabilità civile automobilistica. Il ramo danni resta prevalente nell’insieme, ma la sua composizione rispecchia la varietà delle coperture che entrano nella quotidianità: polizze viaggio, danni a terzi da perdite d’acqua, incendi, fughe di gas, controversie legate ad animali. La forte presenza del ramo vita, invece, riflette una trasformazione strutturale nei comportamenti dei consumatori, che in misura crescente si rivolgono a queste polizze come strumento di investimento complementare ad altri prodotti finanziari.
Per collocare questi dati in una prospettiva più ampia, vale la pena guardare ai bilanci degli altri arbitri già attivi nel panorama italiano. L’Arbitro bancario e finanziario, istituito dalla Banca d’Italia nell’ottobre 2009, ha ricevuto nel corso della sua storia 250 mila ricorsi e adottato 240 mila decisioni. Dal 2015 ai ricorrenti sono stati riconosciuti complessivamente oltre 200 milioni di euro. Il costo della procedura è di 20 euro, rimborsabili in caso di esito favorevole, e il tasso di adesione degli intermediari supera il 90%. Solo il 2,8% delle decisioni emesse tra il 2022 e il 2024 è stato impugnato davanti a un giudice civile, che in circa il 60% dei casi ha confermato l’orientamento dell’Arbitro: un dato che dice molto sull’autorevolezza acquisita nel tempo.
L’Acf, operativo dal gennaio 2017 ma deliberato nel maggio 2016, ha ricevuto dall’avvio un totale di 12.770 ricorsi. L’orientamento storico delle decisioni è prevalentemente favorevole ai risparmiatori, con un tasso di accoglimento del 61,2%, anche se in calo negli ultimi anni. I risarcimenti riconosciuti complessivamente ammontano a 175,7 milioni di euro. Il rimborso massimo erogato a un singolo ricorrente ha raggiunto i 500 mila euro, che rappresentano il tetto massimo di competenza dell’organismo. Sono stati coinvolti in totale 258 intermediari. La durata media della procedura ha mostrato un progressivo miglioramento, scendendo a 221 giorni nel primo quadrimestre del 2026.
Sullo sfondo di questi numeri, il tema dell’educazione finanziaria si impone con forza. Gli arbitri restano strumenti ancora troppo poco conosciuti dai consumatori, nonostante la loro efficacia. Spesso gli utenti ignorano i propri diritti o sottoscrivono questionari di profilatura senza leggerli con attenzione. Il convegno – conclude Il Sole 24 Ore – ha portato in evidenza un esempio emblematico: una cliente di 77 anni, con sola licenza media e professione di casalinga, risultava nei documenti a conoscenza di strumenti finanziari di notevole complessità come i “covered warrant”, nonostante avesse dichiarato di non conoscere nemmeno azioni e obbligazioni. Un caso limite, ma non isolato, che fotografa le distorsioni di un sistema di profilatura che troppo spesso si trasforma in un adempimento formale privo di sostanza.
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