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Maria Bianca Farina alla guida del Fondo di garanzia per le polizze Vita

Il Fondo di garanzia per le polizze Vita ha un nome per la sua presidenza. Sarà Maria Bianca Farina, già al vertice dell’Ania, a guidare il nuovo strumento di tutela che l’Italia si è dotata dopo il dissesto di Eurovita: la nomina verrà formalizzata nell’assemblea del Fondo in calendario la prossima settimana, quando saranno costituiti anche gli altri organi di governance. La notizia, anticipata da Il Sole 24 Ore Radiocor, chiude una fase di stallo durata oltre due mesi — l’Ivass aveva dato il via libera allo statuto già a febbraio — causata da un nodo interno sulla struttura di governo che ha richiesto un confronto prolungato tra i soggetti coinvolti.

La scelta di Farina non è casuale. Ex presidente di Poste Vita e di Poste Assicura prima di guidare l’Ania, conosce il settore da entrambi i lati del tavolo — quello delle compagnie e quello della rappresentanza istituzionale. Affidarle la guida di uno strumento inedito per il mercato assicurativo italiano ha una logica precisa: serve qualcuno capace di mediare tra interessi diversi e di costruire credibilità presso i risparmiatori, le compagnie e il regolatore in una fase ancora delicata.

Il Fondo nasce con una dotazione target di tre miliardi di euro, da accumulare nell’arco di dieci anni attraverso i contributi versati dalle compagnie aderenti. Le prime due annualità risultano già versate, a conferma che il processo di raccolta è partito prima ancora che la governance fosse completata. L’obiettivo dichiarato è quello di disporre di risorse sufficienti per interventi preventivi, non liquidatori, sul modello di quanto avviene nel settore bancario con il Fondo interbancario di tutela dei depositi, che negli ultimi anni ha gestito tra gli altri i casi di Carige, Banca Popolare di Bari e Banca Progetto. La logica è la stessa: intervenire prima che una crisi diventi irreversibile, tutelando i contraenti senza attendere il punto di non ritorno.

Il riferimento a Eurovita è inevitabile. Il crac della compagnia — all’epoca ottava in Italia per raccolta vita — aveva lasciato in sospeso centinaia di migliaia di polizzisti e si era risolto solo grazie all’intervento straordinario dei cinque grandi gruppi operativi nel Paese, seguìto da uno smembramento degli asset e del personale. Un’operazione che aveva funzionato, ma che aveva anche reso evidente quanto il sistema fosse privo di un meccanismo strutturato di gestione delle crisi. Il Fondo colma questa lacuna, anche se con tempi di costruzione inevitabilmente lunghi.

Sul fronte della vigilanza, l’Ivass eserciterà un controllo calibrato e autorizzerà gli interventi preventivi in modo proporzionato e tempestivo, come ha precisato la consigliera Maddalena Rabitti. Un approccio che richiama esplicitamente il modello bancario, con la differenza che il perimetro assicurativo presenta complessità specifiche. Rabitti ha segnalato in particolare un problema di disparità nelle tutele: sul mercato italiano operano compagnie dell’Unione Europea in regime di libera prestazione di servizi o in stabilimento che non sono necessariamente coperte da un sistema di garanzia equivalente nel Paese d’origine. Per queste realtà, l’adesione al Fondo italiano è facoltativa, non obbligatoria — un’asimmetria che crea una zona grigia di protezione per i risparmiatori che sottoscrivono polizze con operatori europei non italiani.

La struttura di governance prevede una rappresentanza per tutte le compagnie presenti in Italia, grandi e piccole. Le major avranno un peso proporzionale, ma anche gli operatori più piccoli siedono al tavolo con un proprio rappresentante. Non è invece prevista la partecipazione del presidente dell’Ania alle riunioni del consiglio, una scelta che marca una distinzione netta tra la funzione di rappresentanza di categoria e quella di gestione del Fondo.

Tra gli addetti ai lavori circola già una preoccupazione: la dotazione di tre miliardi, pensata per uno scenario di normalità, potrebbe rivelarsi insufficiente alla luce dell’attuale contesto globale. La volatilità dei mercati, le tensioni geopolitiche e la fragilità di alcune catene del risparmio gestito europeo suggeriscono che la fase di accumulo — teoricamente decennale — potrebbe essere accompagnata da pressioni per aumentare la capienza del Fondo prima del previsto. È un dibattito ancora aperto, che la nuova presidente troverà sul tavolo dal primo giorno.

a cura di Vincenzo Giudice

Leggi anche: https://www.intermediachannel.it/2026/02/23/fondo-garanzia-vita-livass-rilancia-strumento-stabile-per-proteggere-assicurati-e-mercato/

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