Secondo HDI Global, la crescita delle infrastrutture digitali richiede una gestione più accurata dei rischi naturali e climatici, dalla scelta del sito alla continuità operativa

I rischi climatici per i data center stanno assumendo un peso crescente nella pianificazione e nella gestione delle infrastrutture digitali europee. L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi naturali rende infatti sempre meno efficaci gli approcci tradizionali adottati per la scelta dei siti, la progettazione degli edifici e l’organizzazione delle attività operative. È quanto emerge dall’analisi di HDI Global, che individua quattro elementi fondamentali per migliorare la resilienza delle strutture e ridurre il rischio di interruzioni dei servizi.
Lo studio, realizzato da Johanna Rohrer, Risk Analyst Natural Hazards and Climate Risks di HDI Global Risk Consulting, e Gareth Hopkins, Risk Engineer di HDI Global Risk Consulting, evidenzia come fattori quali la micro-localizzazione, la disponibilità delle risorse, gli standard costruttivi e la preparazione operativa incidano direttamente sull’esposizione ai sinistri e sulla durata dei fermi operativi.
Londra rappresenta uno degli esempi più significativi di questa evoluzione. La capitale britannica è tra i principali hub europei dei data center, ma presenta anche un profilo di rischio sempre più articolato, caratterizzato da allagamenti dovuti a precipitazioni intense, ondate di calore e crescente scarsità d’acqua. Secondo le analisi climatiche richiamate da HDI Global, entro la fine del secolo sono attesi eventi piovosi più estremi e un ulteriore aumento dello stress termico e idrico, elementi che rendono necessarie misure di adattamento sempre più mirate. Una situazione che riflette una tendenza comune in diverse aree europee, dove la domanda di nuove infrastrutture digitali continua a crescere.
Il primo elemento individuato dagli esperti riguarda la valutazione del rischio specifica del sito. L’effettiva esposizione di un data center dipende infatti da caratteristiche molto locali, come la presenza di aree soggette ad allagamento o la capacità dei sistemi di drenaggio. Ad Amsterdam, ad esempio, il rischio di inondazioni costiere e pluviali rende particolarmente importante la scelta dell’altitudine del sito e la progettazione delle opere di smaltimento delle acque. Una volta individuati i potenziali pericoli, è necessario valutare le vulnerabilità delle aree più critiche, come sale server, impianti elettrici e sistemi di raffreddamento, definendo misure di protezione che siano aggiornate rispetto all’evoluzione degli scenari climatici.
Il secondo fattore riguarda la disponibilità delle risorse essenziali, in particolare dell’energia elettrica. L’aumento delle temperature determina una maggiore domanda di raffreddamento e mette sotto pressione sia gli impianti sia le reti di distribuzione. Ondate di calore, tempeste e alluvioni possono inoltre compromettere la continuità della fornitura elettrica, causando interruzioni più o meno prolungate. In questo contesto assumono un ruolo sempre più importante sistemi di raffreddamento efficienti, alimentazioni di emergenza e strategie di gestione della domanda energetica.
Un altro aspetto riguarda la progettazione degli edifici. Sebbene i principali meccanismi dei rischi naturali siano ormai ben conosciuti, gli standard costruttivi europei non sempre considerano pienamente gli effetti delle nuove condizioni climatiche sulle infrastrutture dei data center. Coperture piane, grandi compartimenti, sistemi di drenaggio interni o apparecchiature installate a livello del suolo possono aumentare la vulnerabilità durante eventi meteorologici estremi. Per questo motivo HDI Global suggerisce di prevedere sistemi di scarico di emergenza per le coperture, il posizionamento sopraelevato delle apparecchiature più critiche, adeguati sistemi di drenaggio interno e la compartimentazione delle aree sensibili, adattando comunque ogni intervento alle caratteristiche del singolo sito.
Il quarto elemento è rappresentato dalla resilienza operativa. Anche in presenza di strutture progettate secondo criteri avanzati e situate in aree a rischio contenuto, non è possibile escludere completamente il verificarsi di eventi che interrompano le attività. Per limitare i tempi di fermo risultano quindi determinanti sistemi di allerta precoce, piani di emergenza ben definiti, accessibilità dei siti durante eventi estremi, ridondanza delle infrastrutture critiche, continuità della supply chain e architetture IT resilienti.
HDI Global sottolinea che la gestione dei rischi naturali e climatici richiede un approccio continuo e orientato al lungo periodo. La società afferma di supportare clienti e partner attraverso valutazioni preventive dei siti, analisi dell’esposizione ai rischi presenti e futuri e sviluppo di misure di mitigazione, sistemi di allerta e piani di emergenza calibrati sulle caratteristiche delle singole infrastrutture.




