Autunno caldo per lo Sna, dopo la conferma del presidente. Scontro anche sul contratto dei dipendenti. «Ricapitalizzazione del Fondo Fpa, proposta irricevibile delle compagnie»
Si prospetta un autunno caldo nel settore assicurativo, in particolare per circa 400 agenti di assicurazione del Trentino, altrettanti ce ne sono in Alto Adige. La ricapitalizzazione del loro fondo pensione, Fpa, vede una spaccatura netta fra il loro sindacato, lo Sna, e Ania (associazione nazionale imprese assicuratrici). «Il rischio — dice Claudio Demozzi (nella foto), il trentino appena confermato presidente nazionale — è di veder decurtare le pensioni dal 40 al 6o%». Fra i temi dell’autunno caldo c’è anche il nuovo contratto nazionale dei dipendenti — con lo Sna ai ferri corti con i sindacati — e «l’accordo nazionale agenti» (Ana). Intanto il prossimo 15 e 16 settembre a Trento a Villa Madruzzo si terrà il primo esecutivo nazionale in provincia.
Le tre questioni sono state sottoposte al recente congresso straordinario Sna (sindacato nazionale agenti di assicurazione, con 7.300 iscritti in Italia). I tre punti all’ordine del giorno hanno ricevuto il voto positivo dei delegati, accettando le mozioni di Demozzi che a fronte dell’assenso ricevuto è stato confermato alla presidenza. Il congresso straordinario si è tenuto sei mesi prima della naturale scadenza del mandato, perché in particolare la questione del Fondo imponeva decisioni già ai primi di settembre, «un esecutivo in scadenza non poteva fare scelte da cui dipende il futuro di tutta la categoria» spiega Demozzi, che era pronto a farsi da parte se il congresso avesse espresso un voto contrario alle sue mozioni.
La questione più spinosa riguarda il fondo pensione Fpa: «Per via dei nuovi parametri decisi dal ministro Fornero, che ha recepito norme europee, il fondo deve essere ricapitalizzato per 700 milioni di euro. Già ora ha un patrimonio di circa un miliardo, introiti per 50 milioni all’anno e il 2013 ha chiuso con un utile di 27 milioni. Ma non basta: l’allargamento serve a poter garantire non solo le 11.000 pensioni che vengono già pagate, ma anche quelle dei 15.000 contribuenti ancora attivi, in tutto 26.000 indennità». La soluzione alla ricapitalizzazione che era stata trovata era divisa equamente fra agenti, che avrebbero rinunciato al 10-15% delle prestazioni, per una somma di 350 milioni; e dall’Ania, che avrebbero dovuto contribuire con 350 milioni cash, spalmati in 30 anni. Non un grande impegno per compagnie che nei bilanci semestrali hanno fatto segnare utili record, le maggiori anche superiori ai 2 miliardi di euro. Il problema è che, dopo un anno di trattativa quasi giunta al termine, le compagnie si sono tirate indietro, «proponendo di mettere solo 16 milioni una tantum e di trasformare l’Fpa in una forma pensionistica integrativa: in pratica vorrebbero far pagare la ricapitalizzazione quasi tutta a noi e la proposta è irricevibile». Significherebbe non perdere il 10-15% delle prestazioni, «ma il 40-60%. Un disastro per coloro che sono in pensione e per chi vi accederà nei prossimi 10 anni. L’impatto sarà invece attenuato per i più giovani, che dagli anni Novanta versano anche all’Inps. Sarà un autunno caldo: noi siamo pronti ad azioni eclatanti, sempre meglio comunque della possibile mobilitazione in proprio dei pensionati, che non hanno nulla da perdere». Il presidente deve anche evitare che, a queste condizioni, gli iscritti al Fondo decidano di uscirne, «svuotando lo strumento».
In discussione poi, oltre all’Fpa, c’è anche il rinnovo dell’Ana, accordo nazionale agenti, scaduto nel 2006. «Anche in questo caso dopo un anno di confronto con l’Ania siamo di nuovo punto a capo. Qui — spiega Demozzi — il problema è il fatto che le compagnie non intendono formalizzare nel contratto le modifiche legislative che gli agenti di assicurazione hanno conquistato in questi anni. Fra tutte basti ricordare l’esclusiva vietata, la cancellazione della disparità fra agenti mono e plurimandatari, come del resto dei patti di fidelizzazione. Purtroppo — continua — l’Ania sta cercando di trattare con i singoli gruppi di agenti in modo separato, secondo il modello Fiat, metten do da subito sul tavolo temi fondamentali come l’indennità di fine mandato e la rivalsa (in pratica la somma che serve per avviare un’agenzia). La mia linea è di ostacolare questi tentativi e il congresso mi ha dato mandato all’unanimità».
Infine il contratto nazionale dei lavoratori, «in questo caso Sna diventa sindacato datoriale, ci occupiamo infatti dei nostri dipendenti» spiega il presidente. Scaduto nel 2005, la bozza del 2011 è stata approvata da Cgil, Cisl e Uil e da Unapass. «Per noi però è ingovernabile: prevede ad esempio di promuovere tutti gli impiegati che maneggiano contante — lamenta Demozzi —. Sono regole che hanno un senso per strutture molto grandi, ma sono impossibili da attuare nelle microstrutture, che sono la maggioranza. È evidente che i sindacati sono fuori dalla realtà. Io ho proposto loro un aumento di 70 euro in cambio di flessibilità per tenere aperto il sabato mattina, tenendo ferma tutta la restante parte normativa. Non ne vogliono però sapere. Credo che cercherò di arrivare a una firma con le sigle minori, dato che il congresso mi ha dato via libera».
Autore: Enrico Orfano – Corriere del Trentino



