L’ente di vigilanza sul settore delle polizze potrebbe essere spinto a esaminare la proposta di Palladio-Sator
Una robusta spallata contro il “teorema” dell’unitarietà tra la ricapitalizzazione di Fonsai e la integrazione con Unipol. Non si può definire altrimenti il provvedimento con il quale l’Antitrust ha ieri avviato l’istruttoria sulla concentrazione tra i due gruppi assicurativi e, soprattutto, intimato a tutte le società di non approvare delibere «prodromiche e funzionali» alla stessa. La decisione dell’autorità garante è un colpo ai manager delle due società, da mesi al lavoro per preparare la loro fusione e impegnati in queste ore nella difficile definizione dei concambi finali.
Fino a metà luglio su quei cantieri verranno messi i sigilli e nessuno vi potrà entrare se non per la normale manutenzione. Ma, a ben guardare, l’apertura dell’istruttoria ha un impatto rilevante anche sulle altre authority impegnate nella vicenda, soprattutto sull’Isvap. Ieri nei saloni settecenteschi di palazzo Volpi, che ospita gli uffici del regulator assicurativo, si respirava un clima pesante. La commissione, che è stata colta di sorpresa dall’iniziativa dell’Antitrust (non sarebbe stata preventivamente informata), sta svolgendo la sua istruttoria sull’unico progetto che finora le è stato sottoposto, quello che prevede la ricapitalizzazione per 1,1 miliardi Fonsai e la successiva fusione con Unipol.
In questo nuovo scenario anche un suo via libera, in fondo, potrebbe essere considerato un “atto prodromico”. D’altra parte la compagnia del dissestato gruppo Ligresti continua ad essere in rosso di capitale regolamentare e, se non arrivano rapidamente nuove risorse, non è in grado di andare avanti. L’Isvap non ha posto un termine ultimo per rimpinguare il patrimonio del gruppo ma il suo presidente Giancarlo Giannini (nella foto), in una recente intervista, era stato chiaro: «stiamo parlando di un salvataggio. Se qualcuno sta annegando non si può certo lasciarlo in acqua per 15 giorni». Peccato che ora l’Antitrust gli chieda di attendere sul bagnasciuga, se va bene, un mese e mezzo. Non è dunque improbabile che anche l’authority di settore possa cambiare strategia sollecitando un’operazione diversa da quella che gli è stata prospettata. Se tutto dovesse andare a rotoli Giannini, o il suo successore (l’incarico dell’attuale presidente scade a giugno), ha sempre in mano lo strumento estremo del commissariamento.
Da queste decisioni dipende, a sua volta, anche l’istruttoria che la Consob ha già avviato per autorizzare le diverse operazioni sul capitale (quelle di Fonsai, di Premafin e Unipol) e, soprattutto, per valutare quali esenzioni accordare alla disciplina dell’Opa. Certo non si può certo pensare che, in questo nuovo scenario, gli uffici dell’authority possano autorizzare la pubblicazione del prospetto informativo della ricapitalizzazione di Fonsai che semplicemente contenga omissis sul percorso finale dell’operazione. Se quell’operazione sul patrimonio non cambia natura, è anch’essa fatalmente bloccata. La decisione dell’Antitrust, paralizzando le operazioni in corso per la fusione, scaricherà comunque i maggiori effetti sulle società più direttamente coinvolte. I manager di Fonsai, che finora hanno seguito le indicazioni strategiche derivanti dall’intesa di fine gennaio tra Premafin e Fonsai, dovranno cercare altre strade. E non c’è dubbio che la decisione dell’autorità garante rilanci le chance della coppia Sator-Palladio e del loro piano alternativo. Nella recente assemblea degli azionisti di Fonsai si è svolto un siparietto che ha coinvolto amministratori, sindaci e auditor, sulla possibilità di cercare un consorzio di garanzia al servizio dell’operazione con Unipol. Sembrava una discussione soltanto accademica in un percorso già tracciato. Ed invece è tornato ieri d’attualità grazie a un regulator.
Autore: Riccardo Sabbatini – Il Sole 24 Ore



