Il piano per la nascita di un polo italiano (senza Alleanza) a gennaio
Spuntano le prime linee del nuovo piano industriale delle Generali in fase di messa a punto da parte del team di Mario Greco (nella foto). Nelle bozze scritte a matita figura la possibile nascita di un polo italiano, che potrebbe essere gradito agli analisti, da realizzare attraverso l’integrazione del ramo d’azienda Toro e di Ina Assitalia nel Leone, lasciando fuori Alleanza. «Ogni ipotesi è prematura» riferiscono da Trieste relativamente al nuovo piano industriale work in progress che verrà a presentato a gennaio e per questo motivo è in piena evoluzione.
Ma la concentrazione delle attività italiane per raggiungere maggiori efficienze rappresenta una strada su cui si intende andare fino in fondo. «Riformerò le Generali» sono state le prime parole di Greco pronunciate ad agosto quando ha assunto il timone, «lancerò un’attenta revisione delle strategie del gruppo e del suo portfolio di attività ed esaminerò l’attuale struttura organizzativa, i processi decisionali, il sistema interno di governance e i compiti e le competenze del management». I primi passi sono stati compiuti un mese dopo l’arrivo ridisegnando il top management. Struttura accorciata con l’avvento di un esterno, Alberto Minali (vecchia conoscenza di Greco in Ras e Eurizon) nel ruolo di cfo con funzione dimagrite, al posto di Raffaele Agrusti divenuto Country manager per l’Italia in sostituzione di Paolo Vagnone che avrà la responsabilità di costruire una piattaforma globale. Ad Agrusti il compito di «riorganizzare le attività».
Ed è proprio lui a disegnare la ristrutturazione delle varie compagnie che spesso distribuiscono gli stessi prodotti finendo per farsi concorrenza a vicenda. A scapito dell’efficienza e quindi della redditività. L’idea su cui si procede sarebbe di scorporare Toro da Alleanza fusesi nel 2009. Alleanza si preferisce lasciarla autonoma perché dei 16 mila dipendenti, circa 3500 agenti e venditori sono stipendiati. Diversamente dalla Toro che opera con 373 agenzie e 561 agenti che lavorano a provvigione. Poi c’è Ina Assitalia che nei 1300 punti vendita coinvolge 9 mila venditori anch’essi a provvigione. Il modello verso cui si tende rassomiglia a uno schema parzialmente federativo dove potrebbero restare i marchi e nel quale Genertel dovrebbe restare autonoma perché opera on line. Più incerto il destino di Fata, compagnia che fa profitti e alla fine potrebbe restare da sola pur con qualche aggiustamento. Interventi sarebbero previsti sulla parte investimenti e sulla rete estera.
Le prime bozze del nuovo piano potrebbero essere esaminate dall’esecutivo di venerdì 19 dove Greco, come promesso, potrebbe completare il riassetto manageriale.
Fonte: Il Gazzettino




