Uno dei nomi indicati da Bankitalia per la nuova authority sulle assicurazioni è quello di Riccardo Cesari. Che ha un curriculum di tutto rispetto. Ma che è anche uno storico consulente di Unipol. E proprio la fusione con Fonsai sarà uno dei dossier più caldi sul tavolo. Il suo nome è una scelta opportuna?
La leggenda racconta che in Banca d’Italia Mario Draghi si fece installare un sofisticato sistema di monitoraggio di news e blog sul web, quando ancora buona parte dei banchieri da lui vigilati non s’era nemmeno posto il problema dell’internet banking. Il più delle volte, comunque, basterebbe un normale motore di ricerca: è comodo e aiuta a farsi venire qualche scrupolo in più. Specialmente se è «su proposta del Governatore della Banca d’Italia» che vengono scelti i componenti del consiglio dell’Ivass, la nuova autorità di controllo delle assicurazioni che sostituirà l’Isvap, travolta dallo scandalo della Fondiaria Sai.
Uno dei due nomi che il governatore Ignazio Visco ha trasmesso al governo è Riccardo Cesari. Professore di Scienze attuariali e finanziarie presso l’Università di Bologna, Cesari ha una carriera e pubblicazioni accademiche di tutto rispetto, e un passato al servizio studi di Bankitalia. È stato consigliere di amministrazione di fondi pensione e consulente di diverse entità assicurative: fra cui il gruppo Unipol, nelle cui braccia è stata pilotata Fondiaria Sai.
È di tutta evidenza che la fusione Unipol-FonSai sarà probabilmente il dossier che nei prossimi anni terrà più impegnato il nuovo Istituto per la vigilanza delle assicurazioni. Ed è appena il caso di ricordare che Fondiaria è stata prima il banco di prova, quindi il filo rosso e infine la mina su cui è deflagrata la decennale gestione dell’Isvap di Giancarlo Giannini. Dunque, la prima domanda è: nel momento in cui ha trasmesso la sua proposta, il governatore Visco ha verificato quali siano i rapporti del professor Cesari con Unipol?
Se la risposta è no, la cosa sarebbe sorprendente. Anche senza essere uno 007 del web, sarebbe bastata una rapida verifica in Rete: uno dei primi risultati che si trovano, digitando il nome dell’accademico e quello della compagnia assicuritaria, è un seminario del 2010 in cui Cesari viene presentato come esponente di Unipol Assicurazioni S.p.A. Un dettaglio piuttosto curioso visto che si tratta di un corso di alta formazione in finanza matematica organizzato dall’Università di Bologna, dove Cesari è di casa. Tema della lezione: «La gestione finanziaria delle compagnie assicurative». Anche qui una coincidenza singolare: è proprio la gestione degli attivi, e in particolare gli investimenti in titoli strutturati e derivati, la questione più scottante della due diligence che è stata condotta nei primi mesi di quest’anno sulla compagnia bolognese, durante le trattative con FonSai.
Se sì, la scelta non sarebbe meno sorprendente: resta il dubbio di opportunità. È appropriata la nomina di uno storico consulente del gruppo Unipol nel consiglio dell’Ivass, alla luce del peso che la vigilanza sulla fusione Unipol-FonSai avrà nel lavoro dell’istituto nei prossimi mesi e anni? Per un regolatore, la credibilità è tutto: tanto più per un’autorità di nuovo conio che raccoglie le spoglie di un’altra che l’ha persa, e in modo clamoroso.
Ovviamente, non si tratta di una questione personale. Il curriculum di Cesari, stando a quanto risulta dal sito dell’Alma Mater, è robusto, le pubblicazioni numerose, alcune delle quali cofirmate con dirigenti del gruppo Unipol o con Fabio Panetta, economista e vicedirettore generale della Banca d’Italia, e dunque componente del direttorio di Via Nazionale. Se insomma sull’«elevata qualificazione professionale in campo assicurativo» richiesta dalla legge non vi sono perplessità, sul requisito di indipendenza sorgono interrogativi: sulla consuetudine, sull’estensione e sulla profondità del rapporto con un (futuro) soggetto vigilato di grande rilevanza, anche in relazione alla gestione della attività a copertura di riserve tecniche.
Anche qualora questi dubbi venissero ritenuti superabili dal Consiglio dei ministri, riunito questa mattina per deliberare fra l’altro sullo statuto dell’Ivass, tema centrale per la nuova autorità di controllo sarà quello di gestire in modo trasparente i conflitti e assicurare indipendenza nelle procedure. Preferibilmente, senza ripetere situazioni come quella che si può leggere in un vecchio verbale di Eurofer, il fondo pensione dei dipendenti delle Ferrovie dello stato, di cui il professore era consigliere di amministrazione. Un episodio che merita di essere raccontato.
Commissario in conflitto. In quanto componente della commissione incaricata, nel 2003 Cesari aveva seguito in prima persona la procedura di selezione dei gestori cui sarebbe stato affidato il patrimonio di Eurofer. Nella graduatoria finale presentata al cda compare al primo posto Generali, seguita da Unipol, Ras, San Paolo, Crédit Suisse, Invesco, Morgan Stanley e Ubs. Il bando prevede fino a un massimo di cinque gestori e il cda decide di avvalersi delle prime quattro società in graduatoria. Anche Unipol, dunque, è dentro: svolgerà il mandato non direttamente ma attraverso una delega alla Jp Morgan. Un nome, quest’ultimo, destinato a ripresentarsi nella storia della compagnia bolognese: si tratta della stessa investment bank a cui è riconducibile una buona parte delle operazioni in derivati e finanza strutturata di Unipol. Tornando al 2003, quando il cda delibera, «il consigliere Cesari, per motivi di conflitti di interessi con soggetti partecipanti alla gara, si astiene dal voto».
Forse, dieci anni fa questa singolare procedura poteva sembrare accettabile per un fondo pensione privato, anche se un revisore fece garbatamente trapelare qualche dubbio. Ma un’autorità di vigilanza è un’altra cosa: gestire un’operazione trovandosi in una situazione di conflitto, per poi astenersi dal voto finale non è una procedura che dà garanzie. Certi dossier dovranno restare offlimits se può sussistere anche il più lontano dubbio sull’indipendenza di chi li gestisce. Dubbio che invece rimane sull’opportunità della scelta del governatore Visco.
Autore: Lorenzo Dilena – Linkiesta (Articolo originale)




