Opinione della Settimana

La riscossa dei fondi pensione: +8% nel 2012

Se non è da incorniciare, poco ci manca. Il 2012 per la previdenza complementare si è rivelato un anno dai rendimenti particolarmente positivi: dall’indagine realizzata su un campione significativo di fondi pensione aperti, emerge che il rendimento medio dell’anno appena concluso è dell’8,6% netto, più del doppio rispetto alla rivalutazione del trattamento di fine rapporto, di cui si stima un +3,4% netto, nonostante l’impulso dell’inflazione registrato nel corso del 2012 (la liquidazione si rivaluta sommando il 75% dell’inflazione con l’1,5%). Più che riscattato, dunque, il -2,4% incassato da questi strumenti pensionistici “di scorta” nel 2011. A spingere le gestioni previdenziali delle linee aperte sono stati in particolare gli andamenti positivi dei mercati azionari internazionali, oltre alle buone performance dei titoli di Stato europei e italiani in particolare. Gli aperti investono in questi strumenti il 49,7% del proprio portafoglio (Bollettino Mefop n.45, dati al settembre 2012), meno rispetto al 71% dei fondi di categoria, ma in ogni caso una quota importante del portafoglio, tale da correlare in modo statisticamente considerevole la performance con quella dei titoli di Stato europei. Analizzare l’andamento dei fondi pensione aperti è rilevante in quanto a queste gestioni si collegano i piani pensionistici previdenziali (Pip) collegati a polizze unit linked le quali avranno di conseguenza una performance analoga.

Ricordiamo che l’analisi tiene conto della variazione quota dei fondi pensione aperti nel periodo di riferimento: ciò significa che si tratta di rendimenti al netto del prelievo fiscale dell’11% che grava sulle gestioni previdenziali e che si tratta di variazioni percentuali “time weighted“, ossia nel tempo: chi versa i proprio contributi periodicamente a un fondo pensione – ogni mese, tre mesi o anno – otterrà un “effetto pac” (piano di accumulo del capitale) detto anche money weighted, in grado di modificare il risultato finale dell’investimento. In fasi di rialzo dei mercati ciò frena la performance e al contrario in fasi decrescenti tendenzialmente la compensa, riducendo in ogni caso la volatilità del portafoglio previdenziale.

Dal 2005, anno in cui inizia la serie storica monitorata dalla Covip, è la quinta volta su otto che la previdenza complementare ottiene risultati migliori rispetto al Tfr: che invece ha prevalso nel 2007, nel 2008 e nel 2011, complice la crisi finanziaria prima dei mutui subprime e poi del debito europeo. Altre precisazione: i rendimenti medi sono tali e possono distanziarsi anche in modo evidente dai risultati del migliore e del peggior risultato. Per questo il risultato medio può risultare un’astrazione per molti sottoscrittori.

Le performance migliori dei fondi pensione aperti nell’ultimo anno sono quelle registrate dai comparti azionari: best in class la linea “Il mio domani” – lungo termine di Intesa Sanpaolo Previdenza, che ha chiuso il 2012 con un +22,76 (+22,50% a tre anni e +4,67% a cinque). Numerose le gestioni azionari con rendimento positivo a doppia cifra: da Allianz ad Amundi fino a Toro Previdenza, da Pensplan a Hdi Assicurazioni, da Unipol a Zurich; da segnalare inoltre Pioneer che ottiene su otto comparti su 11 ottiene rendimenti positivi superiori al 10% nel 2012. Fanno bene anche Vittoria Formula Lavoro capitalizzazione, che segna un +14,84% (+5,49 a tre anni, ma -15,16% a cinque, mentre la linea “equilibrata” della stessa società ha analoghi rendimenti a un anno ma positivi, +3,61% a cinque anni). Dal campione monitorato dall’Ufficio studi del Sole 24 Ore non risultano fondi pensione aperti che accusino segni meno nel corso del 2012. Più in chiaroscuro la performance monitorata a cinque anni per questo tipo di gestioni, con un 14% dei comparti ancora in territorio negativo.

Autori: Andrea Curiat e Marco lo Conte – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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